di Massimo Lodi
La visita di Giovanni Paolo II a Varese, quarant’anni fa, siglò un periodo di vigore spirituale/artistico, simboleggiato da monsignor Pasquale Macchi. Per dire: l’acrilico di Guttuso alla Terza Cappella, la proposta d’un affresco di Salvatore Fiume alla Settima, il total-restauro dell’itinerario a firma Aguggiari e ricami architettonici del Bernascone, eccetera. Idea di futuro: nuovi pittori, nuovi mix di stili, nuovi miracoli di coraggio, compresi quelli degli enti locali -Comune, Provincia, Regione- chiamati a valorizzare il borgo. Ma la realtà deluse le fantasie sicché il Papa finì per rappresentare uno spartiacque tra il molto fatto in poco tempo e il poco nel molto successivo. Altro che trait d’union tra passato e futuro e volano d’un ambizioso replay dell’impeto seicentesco.
Nessun compiuto rilancio del Sacro Monte. Un importante tentativo con la riattivazione della funicolare, all’incipit degli anni Novanta. Poi niente di memorabile. E lavoro lasciato a metà. Si sarebbe dovuto ripristinare anche la linea che porta al Campo dei Fiori, scavare/allestire un parcheggio a regola d’ambiente sotto il piazzale Montanari alla Prima Cappella, armonizzare in un fruibile/unico insieme il massiccio prealpino che ripara la città. Fine raggiungibile quando i partiti di governo a Roma e a Milano contavano su esponenti autorevoli del leghismo, le disponibilità finanziarie c’erano, la volontà popolare di dare una mano al piano di rinascita strutturale non mancava. Se ne fece zero, lasciando un’eredità di faticosa gestione negli anni a venire, alleggerita dall’impegno qualitativo d’associazioni benemerite.

Il Sacro Monte resta testimonianza per una parte, sogno per l’altra. La testimonianza storica (1) di cosa poté la fede, così radicata nel cuore dei pellegrini: se ne ispirarono gl’ingegni dell’epoca con la voglia di servire le anime semplici d’una grande famiglia chiamata Chiesa. Il sogno irrealizzato dei contemporanei (2) d’essere epigoni di lontane/fervide menti, provviste del senso religioso allo stesso modo del senso pratico. Perdute le occasioni eccellenti capitate negli anni Novanta e all’inizio del terzo millennio, ci si è dovuti destreggiare in una quotidianità a ostacoli, mirando a obiettivi limitati e concreti.
Per esempio l’orientamento a intensificare i servizi di bus-navetta dallo stadio di Masnago al piazzale Pogliaghi, perché le difficoltà d’accesso in auto tali erano e tali rimangono, tramontata qualunque ipotesi di posteggio. Idem l’orientamento a migliorare l’appeal culturale/turistico/sportivo del borgo, stimolare le presenze commerciali, affiancare al Sacro Monte della preghiera il Sacro Monte della ricreatività. L’amministrazione Galimberti partecipò nel ’21 a un bando di concorso Pnrr che garantiva al vincitore 20 milioni di euro da finalizzare proprio a questi scopi. Il progetto riuscì ad arrivare sino al traguardo, ma su Varese ebbe sorprendentemente la meglio una micro-località del Bresciano, Pertica Alta. Sconfitta curiosa, che non esclude di riprovarci, e anzi suggerisce di farlo mentre si è in attesa di capire se davvero e destinati a che cosa potrebbero arrivare dal ministero della Cultura 2 milioni e mezzo di euro. Intanto la politica delle navette merita incoraggiamento e intensificazione: è l’unica maniera possibile per custodire un tesoro, permettendone la visita.
Varese celebra i 40 anni di Papa Wojtyla al Sacro Monte con il cardinale Parolin
