di Massimo Lodi
L’incidente era dietro l’angolo e l’incidente c’è stato. Musk che bacchetta i giudici italiani, Mattarella che bacchetta Musk. L’imprenditore alter ego di Trump e prossimo a ricoprire un incarico governativo negli Usa non molla e rilancia. Al presidente della Repubblica che invita a rispettare la sovranità d’un Paese libero, supplendo alle mancate parole della premier, il patron di Tesla replica irridente: vivete in una democrazia o è un’autocrazia non eletta a prendere le decisioni?
Uno schiaffo ieri, uno schiaffo oggi. Grave l’uno, gravissimo l’altro. Musk si fa largo a gomitate verbali, confonde il diritto a esprimere un’opinione col dovere di rispettare l’autonomia altrui; esercita boriosa ingerenza negli affari d’uno Stato che deve/sa sbrigarseli da sé; disconosce ogni rispetto formale/sostanziale proprio nei confronti della democrazia.
I giudici non piovono dal cielo, arrivano a svolgere quel ruolo tramite una catena di nomine derivante dall’omaggio alle regole della magistratura, che scaturiscono dalla volontà popolare rappresentata nella Costituzione. Il capo dello Stato è la sintesi dell’unità nazionale, vien votato a Camere riunite, nessuno vanta titoli maggiori per incarnare lo spirito d’indipendenza della nazione.

Dunque il problema non è che a Musk debba esser negata la discrezionalità di dire come la pensa. Il problema è che egli svolge un ruolo politico, tra poco gliene toccherà uno istituzionale nell’esecutivo di Trump, ed è opportuno che pensi a quanto dice. Se no, il sassolino diventa valanga, la valanga travolge tutto, i danni rischiano d’essere disastrosi. Anzi, lo saranno certamente. In parte già lo sono segnalando come sia sbagliato, tragicamente sbagliato, il primo passo della Nuova America verso i partner europei, e stupisce che venga con rudezza preso di mira proprio quello che sembrerebbe l’interlocutore adatto fra la destra di Trump e le sinistre del Vecchio Continente. Fra conservatori e progressisti. Fra mondi chiamati a dialogare. Chi se non un governo a guida Meloni potrebbe aiutare il rinnovo del patto Europa-America, dato che la presidente del Consiglio italiano è del medesimo orientamento del capo della Casa Bianca?
Non è alla maniera da rude cow-boy di Musk che si raggiunge il risultato d’equilibrio necessario a rafforzare l’Occidente (e la Nato) nel rapporto, fortemente dialettico e pericolosamente competitivo, con Russia Cina e resto del mondo. La burbanza non porta da nessuna parte, e ottiene anzi il risultato opposto alle intenzioni: un popolo, diviso fin che si vuole, ritrova l’unità quando coglie il dispregio nelle parole d’un estraneo -per bravo, ricco, celebre, idolatrato eccetera che sia- nel cui mirino entra la figura del più amato dei connazionali. Offendendo Mattarella, Musk ci ha offesi tutti. Meglio: quasi tutti. Come il post-patriota Salvini, e una fila di singolari fedelissimi del tricolore, è lì a testimoniare.
