VISTO&RIVISTO Berlinguer e il desiderio di includere diverse visioni del futuro

minchella berlinguer visto rivisto
Elio Germano è Enrico Berlinguer

di Andrea Minchella

VISTO

BERLINGUER: LA GRANDE AMBIZIONE, di Andrea Segre (Italia- Belgio- Bulgaria 2024, 123 min.).

Sembra preistoria. Andrea Segre, appassionato e capace regista che ha sempre voluto indagare con sobrietà alcuni aspetti divisivi della nostra società, decide di rendere omaggio, quasi in punta di piedi, all’uomo che ha trasformato il Partito Comunista Italiano in un sogno pieno di speranza che cercò di rappresentare tutte le classi più deboli di un’Italia in profonda crisi economica e sociale. Enrico Berlinguer fu un politico che tentò fino al suo ultimo giorno di vita di allargare il più possibile la collaborazione tra partiti per poter dar vita, finalmente, ad un governo che potesse affrontare compatto tutti i problemi complessi che l’Italia degli anni settanta stava affrontando. Segre decide di raccontare l’uomo, pacato e riservato, e il segretario, ambizioso e combattivo, cercando di rimanere distante il più possibile dagli eventi per restituirci un’analisi essenziale e lucida. Il regista vuole lasciare al pubblico l’onere del giudizio e della nostalgica ricostruzione di un’Italia che non c’è più.

Il film viene elaborato con un’architettura scarna e asciutta per polarizzare tutta la materia artistica nel protagonista. Elio Germano accetta la sfida e si trasforma nell’uomo che portò il Partito Comunista a percentuali impensabili. L’attore ne assume i tratti più intimi e inediti con l’intento di trasmettere all’opera una visione realistica e genuina di un uomo che antepose la politica a tutta la sua vita.

Senza retorica né rimpianto l’uomo arrivato da Sassari e divenuto un punto di riferimento per la politica italiana ci viene descritto come serio e determinato a trasformare il suo partito in un’idea moderna e sociale di riscatto e di emancipazione. Enrico Berlinguer, i cui tratti somatici evaporano a favore di un’immagine inedita e centrata che Germano riesce a creare, si batte per un’Italia più equa e più serena. È disposto ad opporsi al partito russo pur di veicolare con ogni mezzo la sua idea di partito in un’Italia sempre più dilaniata da conflitti sociali e diseguaglianze incolmabili.

Andrea Segre ripercorre gli ultimi anni di vita del segretario che cerca di districarsi tra le mille difficoltà del paese e la sua famiglia sempre vicina e al suo fianco. La semplicità e la schiettezza di Berlinguer scardinarono, almeno in parte, il monopolio intellettuale della Democrazia Cristiana. La tenacia di Berlinguer fece traballare il sistema politico italiano che doveva fare i conti con un uomo onesto, chiaro ma molto deciso a rappresentare tutti quelli che non venivano più rappresentati da nessuno. Segre filma quasi in maniera documentaristica la volontà di Berlinguer di allargare ed aprire il suo partito a quella Democrazia Cristiana che governava indisturbata da più di trent’anni. Il regista inserisce sapientemente nel suo lavoro immagini vere di repertorio di un’Italia combattiva e decisa a seguire nuovi ideali. L’alternanza drammaturgica con le immagini documentaristiche forniscono al film una chiara e necessaria imparzialità nel raccontare quegli eventi.

Con una grammatica quasi sussurrata vengono ricostruiti gli incontri tra Berlinguer e Moro, che per primo aveva capito la visione dirompente del segretario del Partito Comunista. Se da una parte c’è Berlinguer impaziente di mettere in atto un governo che comprendesse anche partiti contrapposti, dall’altra troviamo Aldo Moro, interpretato qui da un misurato Roberto Citran, che invita alla pazienza perché i tempi non sono ancora maturi. Il bravo Andrea Segre ci restituisce quegli incontri sottolineandone il grande rispetto e l’immensa stima che uno aveva dell’altro. È durante queste sequenze che lo spettatore avverte un forte disagio perché è chiaro che quella politica non esiste più. Perché, forse, quell’Italia è definitivamente scomparsa. Ci si rende conto che la contrapposizione era un’opportunità per uomini intelligenti e capaci che si sforzavano di trovare un terreno comune da cui partire. Forse, si può davvero pensare, il compromesso storico sarebbe potuto diventare una preziosa occasione per il nostro paese se solo Aldo Moro non fosse stato rapito proprio mentre i colloqui tra lui e Berlinguer si intensificarono. Proprio quell’evento, probabilmente, trasformò per sempre la politica italiana e la possibilità dello stesso Berlinguer di compiere il suo progetto ambizioso.

Le ultime sequenze, tra realtà e finzione, strappano un pianto liberatorio a tutti quelli che in quegli anni hanno creduto, sperato e sognato che il grande progetto di quell’uomo schivo ma deciso potesse diventare pienamente realizzato.

***

RIVISTO

MALCOLM X, di Spike Lee (Stati Uniti 1992, 201 min.).

Un tributo sincero e gridato di un cineasta sovversivo nei confronti di un’icona universale per il mondo afroamericano moderno. Un Denzel Washington sublime in una narrazione puntuale e scorrevole in cui il grande Malcolm X viene tratteggiato nei più intimi angoli della sua persona. Un atto d’amore di Spike Lee rivolto ad una delle figure più controverse della politica sociale americana degli ultimi anni. Da rivedere.

minchella berlinguer visto rivisto – MALPENSA24
Visited 117 times, 1 visit(s) today