VARESE – Perseguitati dai vicini omofobi perché omossessuali. L’incubo di una coppia gay, unita civilmente, che adesso chiede di essere tutelata una volta per tutte. Accade in un comune del nord della provincia di Varese. In tribunale, nelle aule di via Cacciatori delle Alpi, c’è già un procedimento aperto per danneggiamenti contro i vicini di casa (marito, moglie e un terzo congiunto) con udienza già fissata il prossimo febbraio e con la coppia costituitasi parte civile.
Venti denunce in tre anni
«In realtà-spiega l’avvocato Marco Orrù che assiste le due vittime – Le denunce presentate nel corso degli anni ammontano a una ventina circa. I miei assistiti devono essere tutelati, devono essere sentiti dagli inquirenti: per questo abbiamo chiesto alla procura di Varese di unificare tutte le querele presentate in un unico fascicolo per atti persecutori nei confronti di queste persone». Un’accusa di stalking, in sintesi, con l’avvocato che ipotizza come anche in questi casi la norma dovrebbe estendere il così detto codice rosso.
Danni e insulti omofobi
Tutto ha avuto inizio nel 2021. Inizialmente la coppia e i vicini avevano un rapporto tranquillo. La “scusa”, così come sostenuto dalla parte offesa, è stato l’utilizzo (arbitrario secondo quanto riferito dai coniugi presi di mira) di una servitù di passaggio da parte dei vicini di casa. Un utilizzo dal quale sono nati dissapori. «Tutto ha avuto inizio nel 2021 quando i miei assistiti erano in vacanza ad Ischia -spiega l’avvocato Orrù – Al loro ritorno hanno trovato l’impianto di irrigazione strappato, un’aiuola devastata e il giardino bruciato dal diserbante. Circa 1.500 euro di danni». Da lì è partita la prima denuncia (oggetto del procedimento in corso) seguita da almeno altre 20 querele. Le vittime non vivono più, secondo quanto riferito dal legale, tra auto posteggiate apposta davanti al cancello, bisogni del cane fatti fare appositamente davanti alla loro abitazione e insulti omofobi.
Le registrazioni video
La coppia ha installato anche un sistema di videosorveglianza «I miei assistiti passano le giornate a controllare i video. La situazione che vivono, che genera in loro ansia e paura, è tutta documentata. Tra l’altro la contro parte ha anche sporto denuncia per quelle telecamere ma il garante per la Privacy ci ha dato ragione e la procura ha già chiesto l’archiviazione per quella querela, abbiamo tutto il diritto di documentare quanto i miei assistiti subiscono. E adesso chiedono, una volta per tutte, di essere tutelati. Devono essere sentiti dalla magistratura».
