LEGNANO – Una esercitazione pratica per far fronte a una nuova epidemia, in attuazione del piano pandemico aziendale, sulla base delle indicazioni e prescrizioni regionali e nazionali. Si è svolta questa mattina, venerdì 22 novembre, all’ospedale di Legnano (nella foto) sotto il coordinamento della direzione sanitaria e ha coinvolto un team di 70 persone fra medici, infermieri e operatori sanitari, figuranti, valutatori e osservatori. Nell’unico luogo di contatto tra figuranti e cittadini, la sala d’attesa del pronto soccorso (coinvolta per pochi minuti) un team di psicologi ha rassicurato i presenti informandoli dell’esercitazione in corso.
«Questa esercitazione – spiega il direttore generale dell’Asst Ovest Milanese Francesco Laurelli – è molto importante perché fornisce un’opportunità preziosa per testare, valutare e potenziare la risposta delle nostre strutture di fronte a un’emergenza pandemica, garantendo un alto livello di preparazione e protezione per tutti gli interessati: cittadini, pazienti e operatori sanitari».
Simulato l’arrivo di pazienti in diverse condizioni
In base al contesto simulato, all’inizio di un periodo influenzale si verifica un aumento improvviso dei casi di un nuovo ceppo influenzale altamente contagioso, virulento e diffusivo, denominato “Influenza H5N1”. Il virus mostra sintomi che variano da lievi a gravi. Le autorità sanitarie locali hanno emesso linee guida stringenti per il contenimento del virus, che includono misure di distanziamento “sociale” (cioè fisico), uso obbligatorio di mascherine e potenziale chiusura delle attività non essenziali: insomma, una sorta di Covid 19 bis.
In pronto soccorso arrivano 13 pazienti (figuranti, operatori sanitari non in servizio in modo da rendere il più possibile verosimile la simulazione). Di questi, tre coinvolgono l’area materno-infantile (il pronto soccorso ginecologico e pediatrico): una donna alla 30a settimana di gestazione (trasferita in un’altra struttura), una donna gravida alla 34a settimana (ricoverata in Ginecologia) e la figlioletta di 5 anni (ricoverata in pediatria con il papà, asintomatico). Altri tre casi (stabili clinicamente) risultano essere Covid-positivi e vengono agganciati al territorio per la prosecuzione delle cure.
Ancora, un caso lievemente sintomatico necessita dopo 4/5 giorni dalla dimissione dal pronto soccorso di eseguire un test H5N1, con processazione del campione in laboratorio. I pazienti positivi adulti devono essere trasferiti nelle aree intensive (due in Rianimazione), sub-intensive, in Medicina A, in Malattie infettive e ricevere un trattamento coerente con l’utilizzo di precauzioni da trasmissione droplet. Successivamente un paziente ricoverato in Malattie infettive deve essere trasferito in Rianimazione per l’aggravamento della sua condizione clinica.
Lembo: «Servizi garantiti o rafforzati»
Come sottolinea il direttore amministrativo Maria Luigia Barone «abbiamo deciso di testare sul campo quello che di solito si studia a livello teorico. Le persone coinvolte a livello pratico nell’esercitazione sono rappresentate da tutti gli operatori di unità operativa, clinica e diagnostica. Sono stati seguiti da un team di “valutatori” che avranno il delicato compito di studiare nel dettaglio lo svolgimento della simulazione al fine di evidenziare e correggere eventuali elementi critici».
Da parte sua, il direttore sanitario Valentino Lembo sottolinea come «durante questa simulazione tutti i servizi dell’ospedale sono stati garantiti o, addirittura, rafforzati affinché l’attività ordinaria mantenesse un elevato livello di qualità nella cura, nella gestione dei pazienti reali in ospedale e nella presa in carico dei cittadini provenienti dell’esterno. Abbiamo strutturato i percorsi dell’esercitazione in modo del tutto indipendente rispetto alla normale gestione dei pazienti» mentre per il direttore socio sanitario Giovanni Guizzetti «uno degli elementi rilevanti di questa esercitazione riguarda il coinvolgimento dell’area territoriale, attraverso l’assistenza e il monitoraggio dei pazienti dimessi dai reparti dell’ospedale e dei cittadini che manifestano sintomatologie compatibili con l’epidemia ma non necessitano di un ricovero immediato. La correlazione sinergica ospedale-territorio ha trovato una sua applicazione effettiva anche in questo frangente».
Encomio dal Centro regionale trapianti di Areu
I prelievi d’organi e di tessuti realizzati dalle équipe mediche dell’Asst Ovest Milanese negli ultimi giorni hanno reso possibile più di 10 trapianti da 4 donatori a seguito di arresto cardio circolatorio o per morte celebrale; due di questi interventi sono avvenuti in contemporanea e hanno richiesto un notevole sforzo organizzativo e logistico. E stavolta non è stata una simulazione. L’attività ha ricevuto un altro encomio, dopo quello ricevuto lo scorso giugno, dal Centro regionale trapianti di Areu, l’Agenzia regionale emergenza urgenza, che ha voluto sottolineare “l’impegno e la professionalità nella quotidiana attività a servizio degli ospedali, dei donatori e dei riceventi” oltre “alla pianificazione e alla realizzazione dell’attività di prelievo”.
Il trasferimento d’urgenza di uno dei donatori dall’ospedale di Legnano, dove l’équipe era impegnata in un’altra operazione analoga, a quello di Magenta ha consentito di effettuare il prelievo nei tempi consentiti e di esaudire le volontà della persona che ha deciso di compiere questo atto di generosità. Nel dettaglio, oltre ai tessuti, dalle 4 donazioni sono stati prelevati cuore, fegato e reni, assicurando una speranza di vita ad altre persone in attesa dell’intervento decisivo.
Centro Prelievi di Cuggiono più accessibile ai cittadini con l’apertura anche di sabato
