La Dc è morta viva la Dc. Anzi, la Democrazia Cristiana è viva e comanda a Villa Recalcati. Dove, senza alzare troppi polveroni, ha messo le tende. Infatti, è proprio lì, nella sala consiglio dell’ex Excelsior, che batte il cuore dello scudo-crociato. Lo dice la storia, che va oltre le bandiere politiche, sempre più sbiadite, dell’epoca contemporanea. La storia politica di coloro che hanno militato nel grande partito popolare e cattolico e che, dopo essere rimasti orfani della grande madre, hanno affrontato la vita amministrativa in “esilio” sotto altri vessilli senza mai perdere di vista la stella polare, ovvero quel centro che oggi trova il suo fulcro nel listone civico, ma che ha punti di contatto sia nel Partito democratico, sia tra i banchi del centrodestra.
La Prima Repubblica non si scorda mai. Bisogna fare qualche passo indietro. Ai tempi del Pentapartito, ovvero il grande argine popolare e democratico messo lì per resistere alla spinta di un Partito Comunista che di certo non mangiava i bambini, ma incuteva paura. Un “campo largo” (si direbbe oggi) in cui la Democrazia Cristiana faceva da mamma e da padrona. E dove, fin da giovanissimo militava Fabio Passera (oggi consigliere provinciale del PD), ma cuore scudo crociato dall’età di sedici anni. E persino Stefano Bellaria (piddino anche lui), allievo della scuola socio-politica del Cardinal Martini, ragazzo d’oratorio e dna Dc. Entrambi sindaci: Passera lo è stato a Maccagno, Bellaria è al secondo mandato a Somma Lombardo. Non gli unici ex Dc a essere stati primi citaddini. Il tris lo completa Pierluigi Gilli, saronnese, democristiano già nel 1975 (primo dei non eletti alle amministrative di quell’anno) e poi consigliere comunale nel 1985 e ora colonna del listone moderato della Provincia al centro. Ma non solo.
Tra i consiglieri provinciali con pedigree democristiano a Villa Recalcati ci sono anche Carmelo Lauricella (PD), che è stato anche l’ultimo segretario di un circolo scudo crociato gallaratese e Michele Di Toro, uomo delle Acli e dell’associazionismo popolare cattolico.
Completano la rosa degli iscritti al partito erede del PPI, Chicco Vettori, prima tessera nel 1989 a Busto Arsizio, dove ricoprì anche incarichi nel direttivo cittadino e Franco Compagnoni che della Dc (c’è chi è pronto a giurare che sia così) aveva la tessera in tasca all’inizio del suo percorso politico.
Non si possono dirsi democristiani per questioni anagrafiche, anche se politicamente lo sono, i giovani Matteo Marchesi e Giacomo Iametti, una vita politica al centro. Stesso discorso per Mattia Premazzi, già candidato nel 2018 alla Camera dei deputati con Noi con l’Italia, partito che nel simbolo aveva in evidenza lo scudo bianco crociato con la scritta Libertas. Appartenenza.
E se la matematica non è un’opinione, sui 16 consiglieri che compongono l’assise di Villa Recalcati ben 10 hanno radici o forti attinenze politiche con la Democrazia Cristiana. Tanto che, guardando al passato, verrebbe da dire che in ricordo di quella gloriosa stagione politica mancherebbe un socialdemocratico. Anzi no, c’è: il presidente Marco Magrini.
Morale: per buona pace di Luigi Pintor, giornalista, intellettuale e comunista eretico, Villa Recalcati potrebbe smentire il Manifesto, quotidiano da lui fondato e che nel 1983 titolò: “Non moriremo democristiani”. Insomma, non è detto.
