BUSTO ARSIZIO – La Uyba – con quindici punti nelle ultime sei partite – scala la classifica e conquista le prime pagine dei giornali nazionali; la Pro Patria – senza vittorie da sette gare – sprofonda nei bassifondi della graduatoria. E ancora la società biancorossa – all’avanguardia sul versante comunicazione e social – vede costantemente crescere i propri tifosi (3mila nel Derby del Ticino, 86mila follower); il glorioso club tigrotto – non sempre attento a certi dettagli… – vede invece calare di anno in anno il numero degli spettatori (media di 800 allo “Speroni”, appena 9mila follower) nonostante la sua invidiabile e invidiata storia. Questi sono i dati di partenza, inconfutabili, da cui abbiamo provato a sviluppare un’analisi per cercare di comprendere le motivazioni alla base dei momenti, diametralmente opposti, vissuti dalle due principali realtà sportive di Busto Arsizio che giocano in città.
Qui Uyba: attenzione e ambizione
L’improvviso terremoto tecnico di un mese fa, con le dimissioni shock di Caprara e Borruto, ha paradossalmente generato la scossa in una squadra che tutto d’un tratto ha messo in campo quelle potenzialità con cui era stata costruita in estate. Dal punto di vista societario invece il club, che in estate aveva rischiato di farsi soffiare un certo Giorgio Ferrario (colui che ha portato il brand Uyba a primeggiare in Italia, non solo sui social, con tutto ciò che ne consegue in termini di ritorni economici), ha invece saputo gestire l’inevitabile ridimensionamento (i tempi del triplete del 2011-12 sono lontani) senza mai rinunciare a quell’attenzione verso il territorio, come tifosi e come sponsor, senza mai rinunciare a quell’ambizione di voler comunque pensare in grande (e l’affaire Velasco, al di là di come sia finita, è lì a dimostrarlo) e senza mai snaturare quel clima familiare, disteso e davvero unico che si vive e si respira in Arena. E il lavoro di tutti questi anni ha portato e sta portando frutti, con una professionalità diffusa e crescente, che ha attratto non solo brand di caratura internazionale (Motorola, Ricola e Guess su tutti), ma anche locali, alcuni dei quali passati addirittura dalla Pro Patria alla stessa Uyba.
Qui Pro Patria: le ragioni di una crisi
Sebbene il blasone storico sia di valore inestimabile, la Pro Patria vive un momento difficile sia in termini sportivi, con la squadra di Colombo risucchiata nei bassifondi della classifica; sia in termini numerici, con i tifosi verso il minimo storico; sia in termini societari, con una presidenza identitaria e bustocca, ma comprensibilmente stanca dopo 10 anni di conduzione, e con una struttura troppo risicata per poter pensare in grande.
Colombo non si tocca
I tifosi chiedono la testa di Colombo per i risultati che faticano ad arrivare, ma in realtà Colombo – espressione di una ben precisa filosofia turottiana che in tutti questi anni ha fatto le fortune della Pro Patria – rischia di essere solo il capro espiatorio di una situazione che ha chiare radici nel mercato. Che gli esterni – al di là degli infortuni accusati – potessero essere un punto debole lo si era messo in preventivo, così come si era capito che acquistare Beretta all’ultimo giorno di mercato, con una preparazione fai da te, avrebbe potuto comportare qualche complicazione in corsa.
Non solo sport
Limitare tutto alla sola parte sportiva, ben sapendo che la squadra – pur avendo un gioco – fatica ancora a trovare un’anima e soprattutto i gol – sarebbe però ingiusto, per Turotti e per lo stesso Colombo. E qui entra in gioco la società che, pur garantendo con sacrifici personali il professionismo a Busto Arsizio, deve però capire se vuole vivere di stagione o in stagione, o se invece vuole provare a programmare un futuro ambizioso, anche in ottica di un’eventuale cessione. Gli indizi che alla Pro Patria si stia vivendo un po’ alla giornata purtroppo ci sono: lo dicono i numeri, di pubblico e di follower, e lo dicono i dettagli. Quei famosi dettagli, apparentemente inutili ai più, che invece possono fare e spesso fanno la differenze.
I dettagli che non fanno la differenza
La gloriosa maglia biancoblù della Pro Patria continua a non essere valorizzata come meriterebbe, sia in campo (domenica contro gli orange dell’Alcione ne abbiamo avuto la riprova) che fuori (vedere il merchandising Uyba all’ingresso dell’Arena); la sala ospitalità è ancora chiusa da agosto (chissà cosa avrebbe detto il presidente di Lega Marani davanti ai cimeli del Pro Patria Museum); il pullman che accompagna la squadra in trasferta non è più brandizzato (ufficialmente perché il bus veniva “contestato” a Varese); i contenuti social non sono all’altezza delle nuove generazioni; la politica dei prezzi e degli abbonamenti non riesce ancora a toccare le corde giuste per ripopolare lo stadio (e il pubblico è un patrimonio che non va sperperato); le relazioni con sponsor e media non sempre risultano agevoli; i magazzinieri cambiano di continuo; il terreno dello Speroni non viene rifatto da chissà quanti anni (magari l’Amministrazione, sempre attenta al verde, potrebbe trovare la soluzione).
I dettagli che funzionano
Di contro è giusto sottolineare, oltre all’incondizionato e indiscutibile amore di questa proprietà (Stefania Salmerigo, presente ad ogni trasferta, vive e soffre per la Pro, così come sicuramente Patrizia Testa), il grandissimo e lodevole lavoro del Tigrotto 1919 e del Banfi Centro Stampa, protagonisti di numerosissime iniziative per tenere accesa in città la fiammella della Pro Patria, diffondendone verbo e storia. E ultimo, ma non certo ultimo, il tanto atteso campo in sintetico per gli allenamenti, finalmente divenuto realtà seppur con la solita “logica” poco lungimirante bustocca. Al netto che l’Amministrazione non era certo tenuta a farlo (ma Patrizia quanto ha fatto per Busto?), il campo a 11 – che sarebbe dovuto terminare entro l’estate per favorire il necessario assestamento dell’invaso per garantire più morbidezza al manto – al momento è infatti sprovvisto di una tribunetta per gli spettatori e non è omologato per la gare ufficiale. Ma almeno i tigrottini possono allenarsi a Busto, anziché migrare a San Vittore. Detto ciò la Pro Patria è e resta un bene di Busto Arsizio e va salvaguardata, protetta ed aiutata. Costi quel costi. La città di Busto e l’Amministrazione, magari attraverso la promozione di iniziative in città per i colori biancoblù (vedere quanto stanno facendo a Como), se lo devono mettere in… testa.
Pro Patria, luci allo “Speroni”: il campo in sintetico è il regalo di Natale. Il video
