E se stessimo normalizzando la corruzione?

corruzione inchieste libera

Distratti da mille e più mille informazioni su quanto succede nel mondo e nel nostro Paese, tra notizie tragiche, preoccupanti e amenità varie a confondere le idee, perdiamo di vista situazioni che, al pari di altre, e più di altre, dovrebbero suscitare l’interesse collettivo. Un esempio? Il recentissimo censimento di Libera sul numero delle inchieste aperte in Italia per corruzione e concussione dall’inizio dell’anno a oggi: ben 48, con 588 persone indagate. Ma sono soltanto le inchieste note, finite sui giornali a fronte di norme che, negli ultimi tempi, limitano gli approfondimenti giornalistici se non, addirittura, impediscono di venire a conoscenza di quanto accade in ambito giudiziario. Un contesto tutt’altro che facile per l’informazione e, di conseguenza, per il diritto dell’opinione pubblica di essere messa a parte di quanto succede intorno, specialmente nelle istituzioni. 

Senza dimenticare, a questo proposito e sempre come esempio, gli effetti dell’abolizione dell’abuso d’ufficio che, manco a dirlo, al di là delle ragioni che sostengono il provvedimento, facilita l’aggiramento di molte regole comportamentali nella gestione della cosa pubblica, “tanto nessuno le sanzionerà più”.

Detto questo, in Italia la mazzetta è tutt’altro che cancellata. Siamo un Paese sempre in bilico tra “il tengo famiglia”, il “tanto peggio tanto meglio”, il concetto di legalità da interpretare a seconda delle convenienze. Con l’aiutino del governo che propone e fa approvare leggi e leggine che spingono un certo malaffare, magari una disonestà meno clamorosa, poco evidente, che non riguarda la corruzione, che però rivela disprezzo della legalità, quindi da censurare. Qui potremmo aprire un ampio discorso per quelle amministrazioni civiche che, da Nord a Sud, non brillano per disciplina istituzionale. Ma è tutta un’altra storia.

Per non uscire dal tema, i commenti sull’indagine di Libera chiudono gli spazi all’ottimismo. Lasciamo la parola a Francesca Rispoli, copresidente nazionale dell’associazione: “Da un lato la liberalizzazione delle procedure di appalto e l’abrogazione dell’abuso d’ufficio hanno reso più difficile l’acquisizione di elementi probatori per la magistratura; dall’altro, le forme più insidiose di corruzione si fondano oggi su una formale legittimità degli atti pubblici piegati a potenti interessi privati, cui corrispondono contropartite smaterializzate (favori, appoggi politici, etc.) o anch’esse formalmente lecite, come i finanziamenti alle campagne elettorali. Una corruzione ormai legalizzata, di fronte alla quale l’azione repressiva è impotente”.

Chiosa ancora Libera: “Le tante inchieste ci raccontano di una corruzione ormai normalizzata, che come una vera patologia nazionale alimenta sfiducia diffusa nelle istituzioni democratiche, disimpegno, astensionismo. E nonostante l’aggravarsi del fenomeno assistiamo a un progressivo allentamento dei freni inibitori, dei contrappesi istituzionali, a seguito di controriforme legislative,  come la “legge Nordio”, e per l’indebolimento dei presidi e dei controlli. In altri termini, si stanno costruendo le condizioni per una pratica indisturbata, impunita ed estremamente profittevole – grazie anche agli ingenti fondi stanziati per Pnrr, grandi opere e manifestazioni sportive già programmate – di svariate forme di abusi di potere per fini privati, che ben presto in molti casi non saranno più perseguibili come reati dalla magistratura, né segnalabili dalla stampa, e perciò non più riconoscibili come tali dall’opinione pubblica”. 

Di fronte a simili rilievi c’è soltanto un’ultima considerazione da fare: dovremmo essere capaci di reagire. Perché, a volte, non basta l’indignazione.

coruzione inchieste libera – MALPENSA24

 

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