VISTO&RIVISTO Senza troppe pretese un piccolo capolavoro inglese

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di Andrea Minchella

VISTO

THE DAY OF THE JACKAL, di Ronan Bennet e Brian Kirk (Regno Unito 2024, 10 x 46/62 min., Peacock- Sky).

Sorprendentemente un prodotto di altissima qualità. Scritto bene, girato e montato egregiamente, e cucito addosso ad un Eddie Redmayne che supera sé stesso.

“The Day of the Jackal” è una rivisitazione fresca ed intelligente del romanzo di Frederick Forsyth, da cui sono stati tratti già due film, che rivoluziona completamente il sicario del best seller e lo attualizza nel mondo complesso di oggi. Non solo. Se nel film del 1973 lo sciacallo era imperscrutabile anche dagli spettatori e in quello di Caton- Jones del’97, meno aderente al romanzo, il sicario, interpretato da un glaciale Bruce Willis, risultava bidimensionale, in questa produzione inglese il “Jackal” ci viene restituito nella sua complessità e nella sua interezza. Il personaggio re-inventato dall’ex militare Ronan Bennet riesce nello stesso tempo a chiudersi dentro la sua rigida professionalità e a perdersi nella sua incontrollata umanità. Il ruolo interpretato magnificamente dall’attore inglese è un vortice inarrestabile di freddezza ed emozioni dirompenti. Proprio questa caratteristica lo rende umano e maggiormente apprezzabile dal pubblico di oggi, sempre più esigente ed attento alle sfumature.

I dieci episodi della serie, che è già diventata la più vista in assoluto di quest’anno e di cui si è deciso di realizzare un seguito, compone una narrazione fluida che non stanca mai. Le sequenze d’azione, comunque ben realizzate, si alternano con momenti più statici in cui la vita privata di Jackal viene esplorata minuziosamente per meglio comprendere il personaggio nelle sue sfumature più impercettibili. Le bugie e le maschere, quelle vere, diventano la struttura portante di una vita dicotomica di un uomo spietato per lavoro ma dolce e amorevole in famiglia. La scelta di chiamare ad interpretare il ruolo del protagonista il camaleontico Eddie Redmayne rende tutta la vicenda realistica e suggestiva. Il bravo attore, con una faccia quasi da bambino angelico, intrappola nelle sue azioni la contrapposizione affascinante quanto magnetica della capacità di freddezza e dolcezza nello stesso momento. Questa schizofrenia antropologica trasforma un personaggio quasi mitologico della letteratura passata in una persona reale e concreta che potrebbe sedersi vicino a noi durante un pranzo o un aperitivo.

La serie, poi, si immerge in un mondo, quello di oggi, in cui nessuno è più al sicuro. Non tanto dal mirino dello sciacallo, quanto più dall’opprimente e invasivo sistema di sorveglianza che controlla ogni sospiro che facciamo. Il sicario, poi, riesce a muoversi con destrezza, quasi con divina leggiadria, in un mondo in cui qualsiasi tentativo di democratizzazione sociale e reale viene osteggiata con ogni mezzo dai pochi che detengono il potere economico e finanziario del mondo. Il sicario accetta il lavoro senza giudicare, trasformandosi perfettamente in un diligente lavoratore che deve portare a termine il suo compito a qualsiasi costo. Ma non accetta di non essere preso sul serio. Guai a non pagare il conto dopo che lo sciacallo ha completato il lavoro che gli è stato assegnato. Lo sciacallo ti raggiunge, ovunque tu sei, e non ti lascia scampo.

Questa visione “popolare” della serietà professionale ci rende il glaciale sicario più simpatico e più attraente. Ci rende Eddie Redmayne più simile a noi. E questa immedesimazione con un cattivo a “metà” trasforma una buona produzione in un’esperienza unica e suggestiva che ci permette, quasi, di respirare al fianco di una sorta di 007 al contrario. E proprio a James Bond pensiamo se guardiamo lo stile, anche solo nel vestire, dell’ex cecchino militare divenuto un sicario capace di sparare da distanze impensabili per un essere umano.

Le sbavature stilistiche e nella scelta di alcuni attori per i ruoli complementari possono essere perdonate perché l’impianto centrale di “The Day of the Jackal” è originale e ben studiato. Le imperfezioni vengono sbiadite da un lavoro meticoloso fatto dagli autori che hanno trasformato un buon progetto, come tanti sulla carta, in un ottimo prodotto di livello cinematografico.

***

RIVISTO

THE JACKAL, Di Michael Caton-Jones (Stati Uniti 1997, 124 min.).

Pellicola datata che, se rivista oggi, paga una limitata visone artistica del bravo regista. Le interpretazioni di Bruce Willis e, soprattutto, di Richard Gere riescono tuttavia a rendere un discreto film degli anni novanta in una pellicola che vale la pena riportare alla luce quasi trent’anni dopo la sua realizzazione. Comunque da rivedere.

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