VARESE – Brucia la pira e le fiamme divorano la catasta di legna preparata dai Monelli della Motta. Brucia, i lapilli salgono in vortice al cielo e l’aria frizzantina di una sera invernale si scalda.
Lo spettacolo del Falò di Sant’Antonio (giovedì 16 gennaio) non delude e richiama molti varesini in piazza e lungo la via Carrobbio. Con il corteo istituzionale e le torce già accesa ad accompagnare la statua del Santo. Via San Francesco, piazza Monte Grappa, via Carrobbio e piazza della Motta il percorso: uguale come ogni anno eppure sempre diverso. Potere della storia, della tradizione e della fede.

Il risotto dei Monelli
Dopo il tradizionale risotto alla sede dei Monelli, la processione con le torce e la statua del Santo portato a spalla prende avvio lungo il tradizionale percorso. Dietro a Sant’Antonio, ad aprire, ci sono il sindaco Davide Galimberti, il governatore della Lombardia Attilio Fontana, il presidente della Provincia Marco Magrini, il senatore Alessandro Alfieri, il sottosegretario regionale Raffaele Cattaneo, i consiglieri regionali Samuele Astuti, Emanuele Monti, Giacomo Cosentino e Romana Dell’Erba; i vertici provinciali delle forze dell’ordine e il presidente di Camera di Commercio Mauro Vitiello. I due prevosti, l’ex, monsignor Luigi Panighetti e l’attuale don Gabriele Gioia (nella foto a sotto) al suo primo falò di Sant’Antonio.

La gente ha risposto
Il falò a Varese è una tradizione che affonda le proprie radici nella storia e nel cuore dei varesini. I quali, in tanti, hanno scelto di riempire la piazza della Motta e una parte di via Carrobbio nonostante il clima rigido (qui sotto il videoracconto della serata). Molti gli uomini e le donne delle istituzioni presenti: assessori, consiglieri comunali.
