Busto, incontro a Lampi Blu: tutele per la polizia. La politica batta un colpo

BUSTO ARSIZIO – Un lavoro complesso e pericoloso che meriterebbe maggiori tutele. Meriterebbe mezzi più performanti e meno polemiche. Magari l’allontanamento di qualche spada di Damocle che pende sulla testa di chi lo svolge, questo lavoro.

Incontro sold out

Di questo, e di molto altro, si è parlato ieri sera, mercoledì 22 gennaio, durante l’incontro promosso da Lampi Blu, associazione che punta alla promozione della sicurezza e costituisce un tramite di raffronto tra cittadini e forze di polizia, a Busto Arsizio. Sala gremita -presenti cittadini (molti quelli venuti a far sentire la loro vicinanza agli operatori di polizia), avvocati, e politici (presenti Stefano Romano, Alessandro Albani, Emanuele Monti, Vincenzo Marra, Luca Marsico, Romana Dell’Erba, Paolo Geminiani, Francesco Attolini) – per ascoltare dalla voce dei protagonisti cosa significa una “vita all’inseguimento”. Tre agenti della polizia di Stato, Marco, Roberto e Antonio, curriculum eccellente e grande esperienza “sulla strada” hanno raccontato le loro esperienze lavorative. La parola inseguimento, con l’esplosione del caso Ramy a Milano, non poteva che essere il fulcro del confronto condotto da Matteo Inzaghi, direttore di Rete55, che riassumendo in modo perfetto il clima ha parlato di «tifoseria da stadio da una o dall’altra parte». Che, non ha avuto bisogno di sottolinearlo, è sempre il modo peggiore per affrontare qualcosa.

Le domande da porsi

Tornando alle tre esperienze, introdotte da Paolo Macchi, presidente di Lampi Blu, queste non potevano che essere una diversa dall’altra. Perché è legittimo, da parte degli operatori delle forze di polizia, inseguire qualcuno che non si ferma all’alt per un controllo lo ha spiegato Andrea Albizzati del Siulp a suon di norme del codice. E’ stato anche necessario sottolineare che chi insegue qualcuno che sta sfuggendo ad un controllo non sa perché l’altro scappa. Polizia, carabinieri, guardia di finanza, polizia locale, non sanno se il fuggiasco sta facendo una bravata oppure scappa perché ha appena commesso una rapina o uno stupro, ad esempio. E in questi ultimi due casi davvero i cittadini sarebbero soddisfatti nell’apprendere che gli operatori in questione si sono limitati a segnalare una targa? Oppure li vorrebbero impegnati senza risparmio nell’assicurare il fuggitivo alla giustizia?

Allora dateci le linee guida

Sono domande che a quanto pare oggi ci si devono porre. Tornando alle tre diverse esperienze queste sono diverse tra loro semplicemente perché non c’è un caso uguale all’altro. Ed è per questo che non esistono protocolli sugli inseguimenti. Perché prevedere l’imprevedibile è impossibile. Nessun operatore di polizia vuole fare del male ai cittadini, lo scopo ultimo è tutelarli. Se per evitare altre bagarre come sul caso Ramy servono delle linee guida si trovi qualcuno in grado di tracciarle. Questa la sintesi di quanto emerso ieri sul tema.

I mezzi e gli spauracchi

Altri punti: i mezzi in dotazione alle forze di polizia. Chi scappa magari ha rapinato una Porsche, i mezzi in dotazione a chi insegue decisamente non sono così performanti. E ancora gli spauracchi che magari fanno dire a un operatore «faccio un passo indietro». La Corte dei Conti, ad esempio, capace di perseguitare anche durante la pensione un appartenente alla forze dell’ordine che ha danneggiato un mezzo durante il servizio. Tre criteri: incuria, imperizia e negligenza (abbastanza aleatori) che consentono alla Corte dei Conti di intervenire. E poi ci sono i disciplinari, ad esempio.

Maggiori tutele

E ci sono gli operatori indagati “per atto dovuto“. Oggi se un poliziotto usa la forza per bloccare un rapinatore che sta sparando a degli ostaggi durante una rapina viene comunque indagato quale “atto dovuto”. Ora, nessuno vuole essere al di sopra della legge, ma la richiesta è semplice: quando la necessità dell’uso della forza durante un intervento è palese una norma cambiata potrebbe far cadere il dovere dell’atto. E ancora le tutele legali, un patrocinio gratuito che lo Stato non concede ai suoi servitori. Al massimo lo rimborsa a distanza di anni. E almeno su questi due temi la richiesta è chiara: la politica batta un colpo.

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