di Marco Pinti*
Devo dire, perdere di quaranta, anzi quarantuno, è un’esperienza. Si esce dal palazzetto con addosso una malinconia che è difficile da sperimentare di solito. È un po’ come essere bocciati all’esame della patente, come rompere l’orologio del nonno, calpestare una coccinella, perdere le valigie a Malpensa.
Il senso di colpa indossa l’alta uniforme, diventa quasi un dovere. Vale per i tifosi, figurarsi per i nostri sgangherati eroi, che sono tornati a casa suonati come le campane di San Vittore. Tuttavia, anche in una serata buia e tempestosa, Masnago è riuscita a raccontare un’altra storia bellissima, quando tra le maglie avversarie è spuntato il volto di Giancarlo Ferrero. Tutti in piedi, applausi, abbracci, striscioni: aria di casa.
Non esagero se dico che, in quei momenti lì, l’idea che stesse per cominciare una partita di campionato mi è sembrata una faccenda lontana e irrilevante. C’era da festeggiare un amico, un capitano, ma soprattutto il ritorno di un figlio della nostra città. Perché essere varesini non vuol dire semplicemente essere nati a Varese. È qualcosa di più sottile e sfuggente. È uno stile, un particolare sguardo, un certo modo di stare al mondo. Un’identità sempre in bilico tra l’eleganza un po’ formale di Piero Chiara e la follia visionaria di Guido Morselli, a cui Ferrero ha portato in dote un ricamo alla Fenoglio, fraterno e rigoroso al tempo stesso.
A vederlo ieri sera, avvolto dall’abbraccio del palazzetto, con quel sorridere aperto e insieme timido, veniva proprio da pensare che le Langhe fossero in provincia di Varese. Un’emozione che vale la serata, la stagione e l’orgoglio di esser parte di questa storia. A quel punto potevamo anche tornare tutti a casa, invece tre tizi con i fischietti hanno deciso che bisognava per forza disputare una partita di pallacanestro.
E niente… Siamo stati bocciati all’esame della patente, abbiamo rotto l’orologio del nonno, fatto strage di coccinelle, per finire con gli occhi fissi al nastro dei bagagli di Malpensa, dove abbiamo salvato soltanto il bagaglio a sotto-mano di Librizzi e il marsupio con le triple di Alviti.
*comunicatore politico
e tifoso Pallacanestro Varese
