Un sindaco, i giovani, le brutture e le quattro C

sindaco giovani giorno memoria
I giovani costruiscono il futuro, con quali esempi?

Testuale dal discorso  di Emanuele Antonelli, sindaco di Busto Arsizio, lunedì, nel Giorno della Memoria:Ecco ragazzi, noi ci affidiamo a voi. Noi ci affidiamo sempre a voi quando noi non siamo capaci di fare andar bene le cose. Però dobbiamo per forza sperare in un futuro migliore, e chi se non  voi può regalarci questo futuro?”. Il primo cittadino bustocco, nel suo “Mai più” l’Olocuasto (“Affinché tante brutture non si ripetano, ma purtroppo succedono ancora”), ha fatto appello ai giovani presenti alla cerimonia. Giusto.

Però, c’è un però. La sua è stata anche una implicita ammissione del fallimento della società contemporanea, di un modello di vita che ripropone, né più né meno, quelle che Antonelli definisce brutture. Pleonastico ribadire come e dove s’infrangono le speranze di un modello di vita migliore, ne conosciamo tutti la drammaticità e, in certi ambiti, meno eclatanti ma altrettanto paradigmatici, ne riconosciamo i condizionamenti. Per dirla in chiaro, con una ovvietà che poi tanto ovvia non è: i giovani hanno bisogno di esempi. Quali sono gli esempi che diamo loro? Quali sono i comportamenti che, anche nel piccolo delle nostre comunità, senza scomodare i contesti internazionali trafitti dal caos e dalle tragedie, riusciamo a trasferire alle generazioni che ci succederanno?

Senza allargaci troppo, prendiamo spunto dalla politica, dal modo di concepire la politica che caratterizza il nostro Paese. Davanti abbiamo una prateria di cattivi esempi, di “brutture” che producono comunque disvalori, ai livelli più alti per arrivare alle istituzioni a noi più vicine. E allora, partendo proprio da qui, da figure istituzionali solo in apparenza minori, proviamo a sintetizzare quali potrebbero essere i modelli comportamentali affrancati dai difetti, piccoli o grandi, che dominano in certi palazzi del potere. Non ci allontiamo da Busto Arsizio e Gallarate.

Nella prima città, raccontano che il sindaco democristiano Angelo Borri, insediatosi a Palazzo Gilardoni all’inizio degli anni Ottanta, lasciava sempre aperta la porta del suo ufficio: non aveva niente da nascondere e tutti avevano il diritto di conoscere che cosa accadeva in Comune. Un esempio di correttezza estrema.

A Gallarate, un esponente dei Verdi, Valerio Lavazza, si dimise dal consiglio comunale perché in disaccordo con la linea che aveva preso il suo partito. Lascò l’assemblea civica senza battere ciglio per una questione di principio, benché, non avendo commesso illeciti, avrebbe potuto accasarsi nel gruppo misto o in qualunque altra formazione politica. Appunto, le dimissioni, figuratevi oggi: dignità politica e etica sono cifre buone per fare strame. Lavazza, un esempio di coerenza.

Un professore comunista: Cesare Sogni. Commentava il bilancio di previsione del suo comune citando, in modo pertinente, Kant. Sentiamo oggi i dibattiti in consiglio comunale, una pena. A volte uno spettacolo pari a Zelig, per chi vuole ridere anche se ci sarebbe da piangere. Un esempio di cultura che può soltanto far bene alle istituzioni, frequentate da troppi inadeguati (eufemismo).

Infine, un ex deportato, ricordato anche da Antonelli, il bustocco Angioletto Castiglioni. Partecipò alla marcia della morte di Flossenburg. Per tutta la vita ha testimoniato il dramma dei lager, un’esperienza da cui derivò il suo passionale attaccamento alle istituzioni democratiche, senza se e senza ma. Un sublime esempio di coraggio.

Ecco, correttezza, coerenza, cultura, coraggio. Quattro parole (tutte con la C), quattro opposizioni alle “brutture”, che partono, come si dice, dal basso, capaci di contribuire, se mai fossero applicate, a concretizzare quel “Mai più” che riecheggia principalmente nel Giorno della Memoria e che, invece, dovremmo cercare di perpetuare tutti i giorni. Soprattutto dentro di noi.

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