Pierluigi Gilli “stampellone” politico a Saronno e a Villa Recalcati

Pierluigi Gilli
Pierluigi Gilli

SARONNO – Saronno caput mundi sullo scacchiere politico provinciale. Da destra a sinistra, e persino al centro, tutti guardano con interesse quale piega potrebbero prendere gli eventi amministrativi nella città degli amaretti. La caduta di Augusto Airoldi, da ieri sera per tutti “il sindaco che barcolla ma non crolla”, infatti, potrebbe innescare un effetto domino che, partendo dalla periferia dell’impero, arriverebbe dritto dritto al cuore di Villa Recalcati. Con effetti collaterali, in questo momento, non preventivabili.

Zitti e mosca

Ma andiamo con ordine, in un disordine dove gli unici a stare tranquilli (del resto non possono fare altro che assistere allo showdown interno alla maggioranza) sono i partiti del centrodestra. I quali, anche ieri sera (martedì 4 febbraio) hanno toccato ferro (e l’hanno detto lontano dai microfoni) sperando che l’ormai sgangherata maggioranza tiri ancora un po’ a campare (e a litigare) «perché non siamo pronti per affrontare una campagna elettorale)».

Ma torniamo al caos che regna tra i banchi amici (?) del sindaco. Qui non bisogna essere un saronnese doc per capire che, se potessero, da un fronte (i Gilli) all’altro (il Pd) si infilerebbero le dita negli occhi. Ma il problema non è tanto questo. E’ che ormai l’acredine sprizza da tutti i pori, al punto che mezza provincia ride e trema (a seconda della convenienza di parte). E, dopo quanto avvenuto ieri, non basta il comunicato di distensione diffuso da Gilli. A parlare più della nota stampa è il diverbio che ha avuto con il consigliere Rotondi (vedi il video).

Tressette ciapa no

Se quella in corso fosse una partita a carte, non sarebbe il gioco delle tre carte (Airoldi, Gilli e il Pd), ma un bel tressette ciapa no. Nel senso che tutti hanno capito che insieme non si può più stare, ma nessuno ha il coraggio (o la forza) di staccare la spina. Non lo vuole fare Gilli, che si appella, oltre al senso di responsabilità, anche al ruolo che ha in Provincia: se cade Saronno, “ciao ciao” Villa Recalcati. Con tutte le conseguenze del caso sull’asse anomalo con il Pd, che invece sotto la guida Magrini funziona.

Nemmeno il sindaco Airoldi vuole essere colui che chiude bottega. Nessuno sa se al prossimo giro si ricandiderà. Ma se lo dovesse fare, scendere in campo da vittima “fatto fuori dai giochetti di potere della politica” gli garantirebbe una bella carta da giocare in campagna elettorale, in tempi di populismo da dispensare un tanto al chilo.

E persino il Pd, o una parte di Pd saronnese, non ha interesse a passare per il boia di un’amministrazione che, alla luce della relazione sulle cose fatte, ne ha messa di carne al fuoco. Non solo. Ma i dem locali dovrebbero poi spiegare per quale motivo il partito avalla l’alleanza politica con Gilli a Varese e la ripudia a Saronno. Facile da comprendere per gli addetti ai lavori, complicato da spiegarlo alla gente.

Insomma, tutti vorrebbero chiudere la partita e tutti vorrebbero che a farlo fosse qualcun altro. Ovvero: show must go on. Ancora per un po’.

Effetto domino

E fino a quando, a Saronno, la maggioranza sta in piedi anche se con lo scotch, in Provincia a Varese l’alchimia Magrini regge alla grande. Perché? Semplice. Come a Saronno (piaccia o non piaccia a tutti coloro che vedono i Gilli come il fumo negli occhi), anche a Villa Recalcati l’ex sindaco saronnese è lo stampellone di una coalizione che – senza di lui – rischia di zoppicare. Perché? Via Gilli in consiglio, entrerebbe Alberto Barcaro, ex leghista con un po’ di sassolini nella scarpa e una punta di veleno nei confronti del presidente. Insomma, Marco Magrini dovrebbe dire addio a una spalla sicura sulla quale far conto e far buon viso a cattiva sorte al ritorno in maggioranza (ammesso che scelga di stare in maggioranza) dell’ex referente della Protezione civile provinciale.

Si naviga a vista

Anche il Pd provinciale (le cronache non scritte, infatti, parlano di più di una missione di Alice Bernardoni in quel di Saronno per ricondurre tutti alla ragione – non di Stato – ma di partito) è da settimane al lavoro per far arrivare in porto la barca Airoldi. Non importa se fa acqua da tutte le parti, se ha le vele sbrindellate. I dem provinciali si sono fatti una ragione del fatto che all’ombra del Santuario, seppur “la nave sia ormai in mano al cuoco di bordo, e le parole che trasmette il megafono del comandante non riguardano più la rotta, ma quel che si mangerà domani” (Søren Kierkegaard cit.), bisogna arrivare in fondo. Insomma, “fin che la barca va…”.

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