LUINO – Un centro per richiedenti asilo a poche decine di metri dalla frontiera con la Svizzera. La questione rischia di diventare un caso internazionale. Stiamo parlando dell’ex caserma della guardia di finanza di Fornasette e della volontà dell’amministrazione di dare il benestare per creare una struttura di accoglienza. E se il tema non scalda alcun dibattito sul suolo italiano, appena varcata la frontiera cresce la preoccupazione. Ma andiamo con ordine.
La caserma
Ciò che si sa è che in quella che un tempo fu la caserma della Guardia di finanza, immobile di proprietà del Comune, si stanno eseguendo una serie di lavori di riqualificazione per destinare la struttura all’accoglienza di migranti richiedenti asilo. Una questione che, pur essendo sul territorio del Comune di Luino, non scalda più di tanto gli animi perché, per dirla con un proverbio: “Lontano dagli occhi lontano dal cuore”, nel senso che la distanza dal centro di Luino all’ex caserma è maggiore di quella che invece c’è dall’ex caserma al centro di Fornasette.
Ed è proprio qui che sta il problema. Tanto che anche la politica del Canton Ticino se ne sta occupando. Al momento, infatti, sul pezzo ci sono Piero Marchesi, il sindaco di Tresa (Fornasette è una frazione di questo comune elvetico), che è anche membro del parlamento e presidente dell’Udc del Canton Ticino e il deputato del Gran Consiglio Tiziano Galeazzi che ha depositato un’interpellanza.
Il timore
«Stiamo parlando di una struttura che sorge a pochi metri dalla dogana – spiega il sindaco di Tresa Marchesi – un valico che sia sul fronte italiano, sia su quello elvetico non sempre è presidiato. Ora, la cosa più logica da immaginare è che gli ospiti di quella struttura, che sorge dove non c’è nulla in sostanza, quando sentiranno l’esigenza anche solo di prendere un caffè o di andare in un luogo “vivo” non rimarranno in Italia. Luino è molto più distante dei 150 metri che dividono la frontiera dal centro abitato di Fornasette. E i primi ad essere preoccupati sono proprio i miei concittadini, anche perché sappiamo bene che molte volte la gestione di questi centri è problematica. Il rischio è il verificarsi di attraversamenti illegali».
E sulla base di queste preoccupazioni che il deputato dell’Udc svizzera ha depositato un’interpellanza in cui si chiede da un lato come pensa di comportarsi rispetto alla questione il governo elvetico e dall’altro se sono già stati presi contatti con quello italiano e i vari livelli istituzionali per comprendere come da questa parte della frontiera si pensa di gestire la situazione. Insomma la vicenda rischia di diventare un caso transfrontaliero.
