Racconta Umberto Galimberti, saggista e psicoterapeuta tra i più autorevoli, che fu la sua maestra a procuragli la gobba che ha sul naso. Gli diede uno schiaffone, colpendolo con un pesante anello che portava all’anulare. Avvisati i genitori di quel fatto, ricevette per tutta risposta un altro schiaffo da suo padre. “Se la maestra ti ha trattato in quel modo vuol dire che hai combinato qualcosa di riprovevole – spiega Galimberti – quindi, meriti il resto”. Cosa sarebbe successo oggi? “Maestra denunciata, se non, addirittura, aggredita”. Fermo restando, per carità, che picchiare qualcuno, specialmente un bambino, non è mai accettabile ed è un reato.
Perché riportiamo questo episodio di tanti anni fa? Il 19 marzo è la festa del papà e, alla luce di violenze che, coinvolgendo ragazzini neanche adolescenti, hanno provocato ben altra reazione dei loro genitori, ci sembra paradigmatico di come siano cambiati i tempi. E i sistemi educativi. E quanto comporti l’invadenza negativa dei social. Qualcuno dirà: è la scoperta dell’acqua calda. Ma questo non significa che non si debba prenderne atto in considerazione di una società che, oltre a tutto il resto, ha modificato in peggio i rapporti tra genitori e figli, fino alla scomparsa di quell’autorevolezza necessaria per far crescere nella giusta direzione i propri ragazzi. Molti dei quali sembra non conoscano più il signficato della parole “rispetto” e ai quali tutto è concesso e tutto viene perdonato. Persino un brutto voto a scuola: caso mai, mamma e papà ricorrono al Tar.
Attenzione, non abbiamo alcuna intenzione di impancarci su un argomento troppo delicato per essere affrontato e approfondito in un articolo di giornale, senza avere i necessari strumenti. Benchè proprio i media montino volentieri la panna attorno a situazioni che in altre epoche sarebbero state giustamente trattate tra le mura domestiche. Ci riferiamo alla lite tra due tredicenni in centro a Busto Arsizio, ma sarebbe potuto accadere in qualsiasi altra città. Due bambine o poco più. Un pandemonio, tra denunce all’autorità giudiziaria, dichiarazioni a ruota libera ai giornali, allarme sociale, paura delle baby gang, richiami all’urgenza di interventi preventivi e repressivi: Busto Arsizio considerata peggio del Bronx. Insomma, una questione che qualche decennio fa si sarebbe conclusa come per Galimberti: due sberloni, zitta e fila a casa.
Senza negare che il problema giovanile è impellente, eccome, c’è da rimanere sorpresi da come anche un fatto, diciamo così, privato, di rapporti tra bimbette, diventi motivo di insistenti polemiche, di accuse dei genitori di una delle due ragazzine non si sa bene a chi. Con alcuni media che pestano l’acqua pur di produrre lo tsunami per fare sensazione e chiedere giustizia. Ma quale, poi?
E se invece fossero i genitori a dover essere messi alla gogna? Il nostro è soltanto un modesto contributo alla riflessione rispetto a quanto succede attorno, con responsabilità che vanno suddivise: siamo tutti coinvolti quando offriamo il nostro pessimo esempio comportamentale. Forse nemmeno ci rendiamo conto che, in certi casi, il gridare al lupo equivale a un alibi per non chiamarci in causa. Fino al punto da invocare sanzioni severe della magistratura su minorenni che, non avendo ancora raggiunto i 14 anni, non sono nemmeno imputabili. Imputabili, non per esclusiva via giudiziaria, siamo invece noi adulti, primi promotori della maleducazione e della cattiveria imperante a tutti i livelli. Buona festa del papà!
festa papà educazione giovani
