La Milano Sanremo di Mario Cipollini: “Pogacar dovrà provare ad essere Merckx”

giro zampata cipollini
Mario Cipollini

di Claudio Ghisalberti

“Pogacar proverà a essere Merckx, Ganna è in forma strepitosa, Pedersen va forte, Van Der Poel è speciale e Kooij può essere la sorpresa. Milan? Non ci credo”. Eccolo riassunto, in estrema sintesi, il parere di Mario Cipollini sui favoriti della Milano-Sanremo in programma sabato 22. 

Oddio, Milano-Sanremo una volta. Ora, anche se il nome ovviamente non è variato, è la Pavia-Sanremo. Si lo so, anche la Parigi-Roubaix non parte dalla capitale francese ma da Compiegne. Però l’arrivo del Tour, a meno di situazioni straordinarie, è sempre sugli Champs Elysees. Invece Milano e il ciclismo, o meglio Rcs Sport e la Gazzetta dello Sport, hanno chiuso. Separati. Tra loro non ci sono più rapporti seppure Milano sia il cuore e il centro degli affari della Rosea. Da anni c’è disinteresse reciproco e anche il Giro d’Italia ormai non entra più in città. Conclusione a Roma, ma resta un brutto segnale. 

Torniamo alla Sanremo, quella che i fiamminghi chiamano Primavera e Cipollini la Corsa, con la C maiuscola. Quando Mario, che proprio lo stesso giorno compirà 58 anni, parla di ciclismo bisogna sedersi, tirare fuori il quaderno e prendere appunti perché le sue letture sono sempre acute, dettagliate, precise. 

Cipo, che corsa ti aspetti?
“A due velocità. Ci sarà la fuga del mattino, poi la corsa entrerà nel vivo quando Pogacar deciderà di prendere in mano la situazione”.

Partiamo subito forte allora: cosa ti aspetti dal campione del mondo?
“La sua è una grossa scommessa. Questa è la corsa dove lui ha le più alte difficoltà per vincere perché gli mancano le grandi salite. Diventa quindi quasi impossibile staccare tutti. Almeno questo per i corridori visti finora. Uno solo fa storia a sé ed esula da questo discorso, Eddy Merckx. Ecco, per arrivare solo Pogacar dovrà essere Merckx”.

Mario, lo sai molto meglio di me che la Sanremo è una corsa misteriosa e questo accresce il suo fascino. Il tuo ragionamento è giusto, però anche per Nibali e Chiappucci questa sembrava la corsa meno adatta. Eppure hanno trionfato. Al contrario, sembrava la corsa perfetta per Sagan che però non ha mai vinto.
“Vero. Però se riguardi le vittorie di Chiappucci e Nibali sono molto particolari. Quella di Claudio è arrivata in una giornata di tregenda. Io c’ero. Una pioggia pazzesca, un delirio. Nibali, se la rifà 180 volte non la rivince. Quando è scattato c’è stato un movimento strano del gruppo di testa, è come se si fossero rialzati. Scusa Vince, lo dico con tutto l’affetto che provo per te e che tu conosci. Sagan… beh forse a lui è mancata la cultura, l’amore totale per la Sanremo. Per lui era una grande corsa come altre e forse per questo gli è sempre mancato un pelo”. 

Torniamo a Pogacar, il grande favorito.
“La vera scommessa sarà quella di vedere cosa la sua Uae riuscirà a preparare per lui. Di certo i Capi vanno fatti a manetta, il Berta a tutta, poi da Imperia una cronosquadre per imboccare la Cipressa davanti da fare a tutta fino alla cima”.

Io al fatto che Tadej vada via sulla Cipressa e arrivi solo non ci credo. Anche perché, per marcare la differenza, dovrebbe scattare ben prima della cima. Va bene che è forte, però poi c’è quel tratto di Aurelia che è mortale.
“Se prende e scatta sulla Cipressa finisce la Sanremo di Pogacar. Un uomo solo sull’Aurelia muore se gli altri dietro girano. Bisogna andare a 60 orari e se in sei o sette fanno doppia fila ti tengono lì. Se per esempio fossi Van Der Poel e vedessi scattare Tadej sulla Cipressa lo lascerei andare. Io credo che lui, con i suoi compagni, debba rendere la corsa impossibile per tutti fino al Poggio. Poi, sul Poggio, staccare tutti è un’impresa ai limiti. Ganna, per esempio, sarà lì che lo aspetta”.  

Van der Poel, però, non mi sembra al top della condizione. Forse punterà tutto sul Nord. Pogacar lo andrà a sfidare anche alla Roubaix dove l’olandese non può perdere. Il suo valore verrebbe ridimensionato.
“Al Belgio ci pensiamo dopo, sabato c’è la Sanremo e lui lo scorso anno ha vinto in modo stratosferico. Però effettivamente non so dirti se VdP ha programmato il picco di condizione già ora o un po’ più avanti. C’è un fatto che mi fa pensare. Quando alla Tirreno ha vinto Kooij, VdP è partito su uno strappo duro per fare una prova ma Ganna gli è tornato sotto con apparente facilità”. 

Mario, sbaglierò il pronostico ma io dico Ganna. Certo, la pioggia non gioca a suo favore visto il suo baricentro alto.
“Pippo è in una condizione eccellente, è nella fase più bella della sua carriera da ciclista. Parlo su strada, la pista ha importanza relativa per me. Ganna ora è stratosferico. Ha tante carte da potere giocare, speriamo tiri quella giusta. C’è una piastrella che è la sua, dove c’è il palazzo del Comune. Dove c’era il traguardo quando la Sanremo era accorciata. In corso Cavallotti dove la strada sale allo zero virgola. Lì tutti andranno a sinistra, lui deve partire a destra. Certo, la pioggia non lo avvantaggia al contrario di Van Der Poel che è un gatto a quattro ruote motrici. In sella ha un’attenzione innata, la sua relazione corpo/bici è perfetta. Ha feeling, guida in modo superbo”.

E Pedersen? Se ne parla sempre poco-
“Alla Parigi-Nizza ha fatto le prove. Sta andando forte e se arriva in volata è un osso duro. Ganna lo deve staccare sul Poggio”.

Con lui alla Lidl-Trek c’è Milan, che però non vedo tra i favoriti.
“Non lo vedo neppure io. Certo, come velocista nessuno mette in dubbio le sue qualità, ma come può resistere al ritmo in salita della Uae? Non credo sia facile”.

Philipsen?
“Tutto può essere ma non mi sembra nella condizione giusta. Poi essendo compagno di VdP, che oltretutto pare sia anche azionista della squadra, ha la strada abbastanza chiusa. Se l’olandese sta bene l’Alpecin è per lui. Ma a proposito di olandesi, ti faccio io una domanda: Kooij? È da dimenticare? Alla Tirreno ha battuto VdP e questo non è mai cosa da poco. Poi sarà capitano della Visma, una corazzata. Per me lui può essere la sorpresa”.  

Mario, ma se tu potessi scegliere una vittoria sola, tra Sanremo e Mondiale quale vorresti?
“Difficile fare una scelta. Per la Sanremo provo un affetto particolare. È la prima grande corsa che ho visto da bambino, avevo undici anni e mi ha portato mio padre. Ho visto dei giganti, degli eroi. Da allora questa corsa è diventata quasi un’ossessione per me. Il Mondiale è il Mondiale. Resti campione del mondo per tutta la vita, la maglia iridata la indossi tutto l’anno. Me ne rendo conto ancora oggi, essere campione del mondo è qualcosa che ti riempie”. 

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