CASTELLANZA – «È un festival che amo molto. E Baff è un bellissimo nome». Elisabetta Sgarbi torna al B.A. Film Festival per parlare dei suoi primi passi nel cinema e presentare tre mediometraggi che hanno scandito oltre vent’anni di carriera da regista. Iniziata nel ’99, come la Milanesiana rivela, sul palco del cinema “Dante” di Castellanza, il suo storico collaboratore e sceneggiatore Eugenio Lio, socio ed editor in chief della casa editrice “La Nave di Teseo”. «Elisabetta è un’industria culturale a sé stante – la introduce il direttore artistico Giulio Sangiorgio – una figura non per forza e non per nulla accomodante».
Il grande ritorno

La regista ed editrice, sorella di Vittorio Sgarbi, è “allergica” ai flash, tanto da farsi fotografare di spalle al suo arrivo al “Dante”. «Odio le fotografie – spiega poi sul palco Elisabetta – pensano che io sia pazza ma Friedrich ha dipinto molte persone di spalle che guardano dall’alto di una montagna il sublime». Per lei è un grande ritorno in un Baff che l’ha già vista più volte protagonista. «Questo è un festival che amo molto – rivela – sono stata coinvolta sin dall’inizio da Gabriele Tosi, ho trovato una mail del 2006 ma forse anche prima. Venivo qui al Baff, che poi è un bellissimo nome. E appena ha saputo che ero ospite, è venuto qui anche Arialdo Ceribelli che aveva prodotto il mio film di Gianfranco Ferroni». E anche Eugenio Lio è in vena di amarcord: «Ho un ricordo meraviglioso di Elisabetta al Baff con Luciano Emmer e Giancarlo Giannini, erano i primi anni che lavoravo con lei, una scena straordinaria. Era la mia prima volta, seduto tra di voi».
Il cinema di Elisabetta

La terza serata del B.A. Film Festival, con l’ormai consueto appuntamento in trasferta a Castellanza, non fa registrare il tutto esaurito, dopo il successo debordante degli appuntamenti con David Cronenberg e con Nanni Moretti, ma raduna circa 200 spettatori (paganti) al cinema teatro Dante. Segno di un pubblico affezionato. Anche Elisabetta Sgarbi si diverte a raccontare i suoi inizi «con una telecamerina digitale» e la sua determinazione nel voler fare cinema. «Mi incantavo a guardare “Fuori orario” di notte, vedendo film che non avrei visto al cinema, e ad ascoltare i racconti di Enrico Ghezzi, e mi ero innamorata di Luciano Emmer e del suo film “Bella di notte”, di cui ho voluto rifare la fotografia in “Belle di notte” con mio fratello Vittorio e con lo stesso Emmer – rivela la regista, già premio Vittorio De Sica – il mio è un cinema del coraggio: sono molto ritrosa a salire sul palcoscenico, per timidezza, e trovo invece nel cinema la possibilità di esprimermi, come non riesco ad esprimermi nel mondo editoriale. Nel cinema penso che devo osare e trovare il coraggio di fare anche cose sbagliate. Sono in crisi di astinenza se non faccio cinema e sono qui perché sento che sto facendo poco cinema, dato che ho fatto un film molto serio e strutturato che mi ha paralizzato e che mi sta bloccando». È “L’isola degli idealisti“, in uscita l’8 maggio e di cui il pubblico del Baff ha visto in anteprima un trailer: un noir tratto da un libro inedito di Giorgio Scerbanenco pubblicato da La Nave di Teseo. «Tutta la immaginazione, il mio sguardo estetico tra il classico, il pop e il rock lo esprimo tutto appena posso pensare ad un’inquadratura – racconta Elisabetta Sgarbi – anche lasciando delle sgrammaticature».
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