“Gentile Direttore,
abbiamo letto su Facebook il suo articolo che definisce di “cattivo gusto” il nostro pesce d’aprile. Chi siamo noi per ribattere a un’opinione squisitamente personale, e per nulla legata all’onta di avere abboccato a uno scherzo? Sarebbe stato più elegante riderci sopra, come quando si scopre di essere stati buggerati da un bambino dispettoso. Non abbiamo fatto male a nessuno, non abbiamo messo in pericolo la città, non abbiamo denigrato la sicurezza del nostro centro storico, non abbiamo creato un allarme, premurandoci di avvisare in anticipo l’istituto di vigilanza che ci segue e facendo tutto a luci spente, in silenzio, proprio per non destare allarmismi inutili.
La giornalista che ci ha contattati è stata messa in guardia con un messaggio che avrebbe dovuto farle drizzare le orecchie (richiami tra un’ora), dato che era il giorno 1 aprile. Invece ci ha richiamati inferocita insultandoci per aver pubblicato la notizia rivelatasi uno scherzo. Sarebbe bastato riderci sopra, avrebbe fatto miglior figura.
Penso che lei possa immaginare quanto teniamo alla sicurezza della città, e che ben sappia quanto siamo ligi nel denunciare ogni volta che nel nostro negozio si commette un reato, prendendoci l’impegno di andare sempre fino in fondo, anche quando il reo è famoso e politicamente ben protetto. Busto è una città sicura, nonostante la cronica mancanza di uomini e mezzi, grazie proprio alla loro silenziosa dedizione, lontana dai proclami e dalle frasi ad effetto.
Quindi, Direttore, ci perdoni se abbiamo scherzato. Il nostro scopo era creare un po’ di divertito subbuglio, e ci lasci la convinzione di essere riusciti nel nostro intento”.
Alessandra Ceccuzzi
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Gentile signora Ceccuzzi,
a buttare l’occhio ai social si scopre che non siamo gli unici a Busto Arsizio a pensarla in un certo modo. Comunque, lei si tenga le sue convinzioni, noi ci teniamo le nostre.
C’è scherzo e scherzo, alcuni sono intelligenti e anche per questo divertenti, altri eccessivi, pericolosi e di pessimo gusto. Allo stesso modo ci sono diverse categorie di boccaloni: quella dei giornalisti, che cercano di fare bene il loro lavoro, verificano le notizie (senza poi insultare chichessia, come lei falsamente accusa) ma vengono buggerati dai comportamenti irresponsabili di chi pensa che il mondo sia popolato da stupidi; quella dei commercianti, che vendono costosi Rolex a “rei famosi e politicamente ben protetti” e devono poi rivolgersi al giudice per ottenere il convenuto.
Il resto, gentile signora, lo lasciamo a chi, nel vostro “divertito subbuglio” del primo aprile, ha intravisto i contorni del procurato allarme. Perché, vede, su certe cose non si scherza. (Vincenzo Coronetti)
I ladri ripuliscono gioielleria di Busto, ma è un pesce d’aprile. Di cattivo gusto
