Dopo 35 anni il Comune di Cerro la spunta al Tar sulla scuola di via Boccaccio

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CERRO MAGGIORE – Il Tar del Lazio ha posto fine, dando ragione al Comune di Cerro Maggiore, al contenzioso che si trascinava da decenni sulla costruzione della scuola media di via Boccaccio (nella foto). Il Tribunale ha infatti accolto il ricorso presentato dal Comune, sulla base delle censure di difetto di istruttoria e di motivazione, e ha quindi annullato il procedimento. La conclusione della vicenda giudiziaria comporta lo sblocco di fondi pubblici per 2,5 milioni di euro, fino ad ora richiesti alle casse comunali. «Aprile inizia con una splendida notizia per Cerro Maggiore» esulta l’amministrazione comunale del sindaco Nuccia Berra.

Caso approdato fino alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo

La vicenda parte da molto lontano, nel 1969, quando si decise di costruire la scuola. I proprietari del terreno promossero una causa e, dopo anni di controversie, questa approdò nel 1990 al Tribunale di Milano, poi in Corte d’Appello, quindi in Corte di Cassazione e infine ancora in Corte d’Appello, riconoscendo nell’operato del Comune una sostanziale correttezza rispetto alla norma. I proprietari decisero allora di adire la Corte europea dei Diritti dell’Uomo, che condannò lo Stato italiano per carenze nella legislazione. E qui arrivò la doccia fredda per Cerro, quando, nel maggio 2016, l’allora ministro dell’Economia Padoan e l’allora presidente del Consiglio Renzi decisero di chiedere i danni della condanna della Corte europea al Comune, per un totale di quasi 2,5 milioni di euro. Un vero salasso per le casse comunali.

Ora, invece, la vicenda si è conclusa a favore dell’ente locale.

Centrodestra: «Giustizia per tanti Comuni»

«In questi anni ci siamo sempre battuti per avere giustizia – afferma oggi, giovedì 3 aprile, il sindaco – Essere condannati a pagare quasi 2,5 milioni di euro era un’assurdità». Per il gruppo di maggioranza Centrodestra Unito «ci sono voluti 35 anni di parcelle legali per ottenere giustizia. Una vicenda paradossale che ha bloccato investimenti e servizi per tutta la comunità. Quello che infastidisce è soprattutto il fatto che questo problema potesse finire all’inizio degli anni 2000, con notevole risparmio e soddisfazione da parte di tutti, invece, per superficialità l’allora governo Renzi decise di far pagare a noi la condanna della Corte europea. Oggi il Tar del Lazio mette un punto e speriamo che nessun altro Comune si debba trovare in questa condizione».

Conto da 2,5 milioni “girato” allo Stato

Per la Lega «la sentenza del Tar Lazio è una boccata d’ossigeno per le casse comunali e riporta un minimo di giustizia alla nostra comunità. In questa occasione, come anche in passato – sottolinea il segretario cittadino Gianluca Ciculi – vogliamo ringraziare l’on. Fabrizio Cecchetti che lo scorso ottobre, sulla vicenda, presentò un’interrogazione parlamentare per portare all’attenzione del governo questa situazione in cui non solo Cerro Maggiore si trovava. Speriamo che la sentenza del Tar possa aiutare altre amministrazioni che soffrono a causa della famigerata azione di rivalsa che lo Stato può attuare nei confronti degli enti locali».

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