di Claudio Ghisalberti
Ha vinto il più forte, Pogacar, Van der Poel chiude al terzo posto – dietro anche a Pedersen – e non scrive la storia, il Belgio prolunga l’astinenza e non finisce neppure sul podio, Ganna è ottavo e s’arrabbia. Sono questi i punti salienti del Fiandre 2025.
Tadej Pogacar arriva solo a Oudenaarde ed è il settimo corridore a centrare la Ronde in maglia iridata. Prima di lui l’impresa era riuscita solo a Bobet nel 1955, Van Looy nel 1962, Merckx nel 1975, Boonen nel 2006, Sagan nel 2016 e Van Der Poel 2024. I numeri dello sloveno sono spaziali: 8 Monumenti conquistati (4 Lombardia, 2 Liegi e ora questo bis dopo il successo 2023); 6 vittorie nelle ultime 7 corse di un giorno (ha bucato solo la Sanremo), 93° successo in carriera. Oggi l’affondo decisivo sul Oude Kwaremont dopo cinque attacchi. Van Aert (che al traguardo si troverà al collo la medaglia di legno) prova il colpaccio a 19 km dal traguardo, Tadej lo riprende e scappa. Corsa praticamente finita, per l’iridato è una galoppata fino al traguardo. Finisce stanco, con la faccia sofferente, come poche volte lo si è visto. Domenica punterà sulla Roubaix, che a priori sembra una sfida impossibile. “La Roubaix è una corsa completamente differente – ha risposto in tv – il Fiandre si adatta meglio alle mie caratteristiche. Ma a me piace accettare le sfide e con la forma che ho domenica posso vincere”. Chiaro.
Domenica si chiuderà la prima parte di stagione per Pogacar. Lo stacco, prima di puntare su Tour, Vuelta e Mondiale, gli consentirà di provare anche una novità tecnica che si preannuncia rivoluzionaria. Per ora tutto viene mantenuto nel massimo riserbo ma da quello che trapela pare che un grande ex, che ha testato il prototipo di questo nuovo prodotto, sia entusiasta.
Intanto oggi alle spalle dello sloveno è arrivato un quartetto regolato da Pedersen al termine di una volata lunga, potente, forte. Dietro di lui Van Der Poel, che non c’entra il poker storico, Van Aert e Stuyven. Belgio, come dicevamo, fuori da podio per il quarto anno consecutivo. L’ultimo a salirci fu Greg Van Avermaet, 3° nel 2021. L’ultimo vincitore resta Philippe Gilbert, per giunta vallone nella corsa più amata dai fiamminghi, nel 2017. E che dire della Soudal, l’erede della grande Quick Step, che piazza il primo corridore (Lampaert) al 38° posto? Un disastro.
E Ganna? Dopo essere andato all’attacco addirittura a 100 km dal traguardo ha chiuso 8°, primo del gruppo con una volata potente e cattiva di 400 metri. Dopo la corsa, sarà forse solo un’impressione, era nerissimo. Cosa assai insolita per un buono come Pippo. Le sue parole sono secche: “Dovevo correre per Magnus (Sheffield, poi 20°) così ho provato ad anticipare per potere gestire lo sforzo sui Muri. Ora devo recuperare in vista della Roubaix perché oggi ho sofferto parecchio. Però sono felice di quello che ho fatto. Ho seguito in pieno gli ordini della squadra. Ho fatto il mio lavoro”.
Quella della Ineos è stata una scelta non solo sbagliata, ma anche folle. Mettere l’uomo nettamente più in forma della squadra, quello che sta attraversando un momento di grandissimo rendimento ed è uno in assoluto dei più forti in gruppo, al servizio di un altro che certamente non può lottare per le posizioni più prestigiose come si può definire altrimenti? E non è la prima volta che questo capita. Ma perché? Cosa deve fare di più Ganna per dimostrare il suo valore? Deve pulire il bus e lavare le ammiraglie anche? Vi ricordate una Sanremo di qualche anno fa con Pippo al servizio di Kwiatkowski sul Poggio? Quando Ganna finì di tirare sfinito il polacco si rialzò anche lui. Vediamo domenica gli inglesi cosa s’inventano. Ma pensando alla Roubaix di Moscon, nel 2021, a come venne assistito dopo una foratura quando gli venne data una ruota gonfiata oltre ogni logica tanto che il trentino sul pavè poi rimbalzava come una pallina magica, si rizzano i capelli.
