Giorgia, che missione dal cafonazzo

lodi trump meloni
Donald Trump

di Massimo Lodi

A un cafonazzo che irride il resto del mondo dicendo “vengon qui tutti a baciarmi il culo” si dovrebbe rispondere: grazie, no, c’incontreremo (forse) un’altra volta. Ma al cafonazzo i fondamentali della realpolitik e una drammatica emergenza ordinano di non replicare. E d’andarci, all’appuntamento fissato il 17 aprile alla Casa Bianca. Bene la Meloni a star zitta su quell’ignobile uscita che tante e più nobili parole meriterebbe. Male l’opposizione a criticare il prudente/calcolato riserbo della premier. Che fa, deve fare, il suo mestiere. Anzi, è chiamata dalla circostanza epocale a farlo al meglio.

Ovvero. La visita americana a Trump e poi il ricevimento romano del suo aggressivo vice, Vance, si caricano di significati che così rilevanti neppure l’ex underdog immaginava. Qui non si tratta di persuadere il tycoon -con qualche ammiccamento furbo a pro del tricolore- che la campagna dazista recherà danno a chiunque, lui compreso. Qui si tratta di convincerlo che in Europa esiste un fronte unico contro il quale gli è di nocumento andare a sbattere rovinosamente.

Proprio così, dunque: Meloni non voce di sé stessa e basta. Meloni voce di Von der Leyen. Cioè dell’Ue intera. Ambasciatrice obbligata, vista la situazione, d’un megastato federale che non esiste nella forma e tuttavia è come se esistesse nella sostanza. Nel senso che non c’è Paese del Vecchio Continente in grado di sfuggire da solo alla devastazione economico-sociale prodotta dalla folle svolta yankee, e nonostante l’ungherese Orban sostenga il contrario, preso da un inquietante patriottismo alla putiniana. L’occasione appare storica: l’Italia, spesso considerata di rango inferiore da francesi tedeschi e tant’altri che se la tirano da nazioni virtuose, ha da giocare una carta decisiva nella partitaccia aperta dagli Usa.

Meloni lo sa, e gl’incroci del destino le impongono un ruolo di protagonismo concertato con gli alleati al di qua dell’Oceano, più determinanti -nel nostro futuro- dell’alleato al di là. Quindi sembra non doversi esimere dal discutere con Trump sapendo di rappresentare interessi che vanno ben oltre quelli dei produttori di parmigiano, prosciutto, vino. Le spetta una parte carica di gravitas collettiva: ricoprirla al meglio significherà compiere il salto da leader politica a statista di rango. Colei (la/il presidente del Consiglio) che invece di pensare alle prossime elezioni, pensa alle prossime generazioni. Ci ringrazieranno, le prossime generazioni, per non aver baciato il culo a un cafonazzo.

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