di Claudio Ghisalberti
Taglia il traguardo scendendo dalla bici come un ciclocrossista, o un vecchio postino, e con la mano destra indica il tre. In quel momento Tadej Pogacar entra nel velodromo. Gli mancano un giro e mezzo di pista. Il campione del mondo è battuto. Mathieu Van Der Poel centra un clamoroso tris consecutivo nella Parigi-Roubaix e scrive il suo nome sulle pietre della storia. Prima di lui erano riusciti solo il francese Octave Lapize (1909, 1910 e 1911) e Francesco Moser (1978, 1979 e 1980). Per VdP, che conquista l’ottavo Monumento in carriera, si chiude una primavera straordinaria con anche il trionfo a Sanremo e Harelbeke oltre al terzo posto al Fiandre. Chapeau.
“È stata dura – ha spiegato in tv a caldo il vincitore -, ho sofferto tanto. I primi due settori in pavè dopo la caduta di Pogacar, da cui mi sono salvato con un riflesso veloce, erano con il vento contro. Ho fatto una fatica enorme. Senza il suo errore credo saremmo arrivati assieme nel velodromo”.
Superuomini
L’olandese ha volato l’Inferno del Nord a 47 di media. Senza sudare, come del resto Pogacar, e senza grandi segni di fatica, di sofferenza seppure questa sia una corsa folle ed estrema. Pazzesco. Nemmeno un cambio bici a poco più di 15 km dal traguardo lo ha fermato. E se gli altri, per evitare che le mani si riempiano di piaghe per le vibrazioni estreme, usano guanti speciali, cerotti sulle dita e doppio nastro manubrio, lui no. Mani nude e menare. Al polso, come il suo grande rivale, un orologio. Bello grosso, vistoso e pesante. E pensare che nel ciclismo di solito si limano i grammi. Boh, misteri… forse superuomini. Casomai esistano per davvero.
La corsa, non molto emozionante per la verità, in pratica si decide all’uscita dal settore 9 di pavè quando al traguardo mancano 38 km. Davanti ci sono i due fenomeni. Lo sloveno è in testa ed esce troppo forte dalla curva a destra che riporta sull’asfalto. Finisce nel fango, cade, si ferisce leggermente il polso sinistro. Si rialza, insegue ma non gli riesce il replay delle Strade Bianche. Quel giorno davanti c’era Pidcock, un buon corridore. Qui si ritrova dietro a un campione. L’olandese, corsa è corsa, prende e va. Partita finita. “La differenza l’ha fatta questa caduta – spiega al telefono Mario Cipollini – perché i due erano talmente vicini come valori che non so se uno sarebbe riuscito a staccare l’altro. Non è che sia stata una corsa entusiasmante. Almeno io di salti sulla sedia non ne ho fatti”.
Cipollini: cui prodest?
La caduta del numero 1 al mondo porta a un’altra riflessione di Re Leone: “A cosa è servito a Pogacar fare la Roubaix? Gli serviva questo secondo posto? Gli cambia il palmares? Perché se anche fossero arrivati in volata non credo sarebbe riuscito a battere l’olandese. Poi la Roubaix tocca sempre un po’ il serbatoio di un ciclista. Ci sono corridori che qui in pratica chiudono la stagione. Lo stesso Van der Poel quando lo rivedremo lottare per la vittoria? Magari a una tappa al Tour… non credo altro”.
L’acqua dei sottaceti
Pogacar è stato protagonista anche di due fatti assai interessanti. Il primo ai -82 quando è stato affiancato alla sua sinistra, e non alla destra come sarebbe corretto, dalla sua ammiraglia. Il diesse Matxin Fernandez, mentre con la mano sinistra esponeva dal finestrino una borraccia, con la destra gli ha passato, cercando di nasconderlo, un “borraccino” che Tadej ha provveduto subito a bere. A dimostrazione le immagini televisive sono chiare. Che cosa c’era dentro? Secondo fonti non ufficiali, ma molto attendibili, si tratterebbe di un liquido contro i crampi. Un prodotto a base di una sostanza acquistabile anche al supermercato a base di mele (non si sa se della Val di Non o meno). Secondo altri si potrebbe trattare dell’acqua dei sottaceti che avrebbe comunque gli stessi benefici effetti. Sì, quella dei comuni cetriolini. E non è una battuta. Crampi che potrebbero essere provocati anche dai recenti cambi biomeccanici adottati sulla sua bici. Lo sloveno sarebbe infatti tornato pochissimo tempo fa a pedivelle da 170 millimetri, invece che quelle cortissime da 160. Il secondo episodio a poco più di 20 chilometri dal traguardo, quando l’iridato s’è fermato nuovamente, stavolta per cambiare bici. Non è ben chiaro cosa sia successo, ma forse a quel punto, con la VdP in volo verso Roubaix a Tadej s’è spenta per un attimo la centralina.
Oggi, a completare un podio stellare, Mads Pedersen, dominatore della Gand oggi fermato da una foratura a oltre 70 chilometri dal traguardo, che batte allo sprint Wout Van Aert (che si porta a casa l’ennesima medaglia di legno), e Florian Vermeersch (secondo nel 2021 dietro Colbrelli).
Ganna lasciato solo
E Ganna? Niente da fare, 13° e ben lontano dalle aspettative. Certo, è sfortunato. Magari non ha gambe super, ma la sua Ineos fa di tutto per metterlo in difficoltà. O almeno non lo considera. Fora l’anteriore nel primo settore di pavè quando è in terza posizione. Davanti due compagni di squadra, alla sua ruota un terzo compagno. Viene lasciato solo. Insegue con altri, tra cui Van Aert che forse si era appisolato lungo il percorso. Pippo spende, spinge, si innervosisce e dopo una trentina di chilometri, quando ne mancano 118 km all’arrivo, rientra sui primi dove guarda caso c’è quel Tarling. Portano la stessa maglia, ma sono anche grandi rivali nelle sfide a crono. Non sono amici. Torna alla mente una frase di Beppe Martinelli, il grande diesse sceso dall’ammiraglia a fine 2024: “Se Ganna non fosse da sette anni alla Ineos avrebbe vinto trenta corse in più. E alcune di queste sarebbero monumenti”. Magari non avrebbe neppure il Record dell’ora, perché una bici come quella che Pinarello gli ha fornito per l’occasione è un capolavoro unico, ma il parere del tecnico bresciano non è sciocco.
