Franciscus, distante dalle ipocrisie del mondo

francesco mondo ipocrisie

La morte di un Papa è un evento eccezionale, di portata mondiale. Tocca i cuori e scuote le coscienze. E scatena i media. Soprattutto se il Papa è stato un riformatore, a suo modo un rivoluzionario che ha cercato di cambiare la Chiesa, riportando il Vangelo al centro. Tanta roba, ci verrebbe da dire, in una società di tutt’altro segno, non proprio o non sempre cristiano. Televisioni, radio e giornali non parlano d’altro, come se si fosse fermato il mondo, come se non esistesse e non accadesse nient’altro.

Doveroso, ci mancherebbe. Un po’ per la sostanza dell’evento, un po’ perché la notizia si presta alle speculazioni giornalistiche, non si esaurisce il giorno dopo, porta con sé sviluppi di grande interesse per il pubblico. Uno più degli altri: l’elezione del successore, chi prenderà il posto di Francesco, con quali prospettive, come e con quali manovre cardinalizie ci si avvicina al Conclave. Al punto che già a poche ore dal decesso del Pontifice si cominciava ad anticipare i nomi dei più probabili candidati per il Soglio di Pietro. Un “gioco” che continuerà con sempre maggiore intensità fino al giorno della fumata bianca dalla Cappella Sistina.

Nel frattempo il cordoglio è unanime. Dai potenti della terra all’ultimo dei diseredati, fino ai detrattori (che non sono pochi) dell’azione riformatrice del Papa, si susseguono dichiarazioni e preghiere, lodi e commenti. Tutti in una direzione: Jorge Bergoglio è stato un santo. Concordiamo. Domandandoci però quali ammissione di vicinanza e di lutto egli preferirebbe, quale commozione e lacrime sentirebbe più sincere di altre. La risposta ci pare scontata. Anche perché il dolore espresso da chi governa il nuovo “disordine mondiale” può apparire di circostanza, un obbligo diplomatico di facciata. Il giorno prima di “tornare alla casa del Padre” Bergoglio ha brevemente ricevuto in Vaticano il vice presidente degli Stati Uniti, J.D. Vance. Un politico convertitosi da poco al cattolicesimo, che però sostiene le deportazioni degli immigrati in manette. Al funerale di sabato a Roma è annunciata la presenza del grande burattinaio Donald Trump, un altro che non ci pare interpretare a fondo lo spirito del Vangelo predicato da Francesco. Vance e Trump addolorati per la scomparsa del Papa. Crediamoci.

Così potremmo continuare negli esempi dei tanti guerrafondai che si dicono affranti, loro che accendono i conflitti a dispetto di un uomo che ha speso l’intero pontificato promuovendo la pace, la tolleranza, la misericordia. E il disarmo. Invece, gli Stati sembrano fare il contrario: si armano. Non esattamente il modo migliore per rendere omaggio a chi, inascoltato, ha fatto inesausto appello a una convivenza  pacifica tra i popoli. Persino Putin ha reso pubbliche dichiarazioni di stima per il Papa, Putin che ha invaso l’Ucraina e continua a buttare bombe sui civili, sui bambini. Peraltro, la Russia ha riconosciuto che soltanto il Vaticano, tra gli Stati europei, ha intrapreso una vera iniziativa diplomatica per far finire la guerra: Francesco, come si ricorderà, ha inviato il cardinal Zuppi sia a Kiev sia a Mosca.

Così va il mondo, si dirà al termine di queste poche considerazioni. Così va il mondo che spettacolarizza persino la morte di un Papa: c’è chi la usa per ripulirsi la propria immagine, per proporsi ai media che la rilanciano coram populo, però indifferenti nel concreto alla parola di un uomo che ha fatto della sua vita una missione di distensione e di umiltà, contro la cultura dello scarto, accanto agli ultimi della terra, ai più fragili, alle vittime dei conflitti. Una grandiosità espressa nella sola dicitura che vuole sia scritta sulla sua tomba: Franciscus. Proprio come il Santo di Assisi, distante dalle lusinghe del mondo, distante dalle sue vanità, dalle sue ipocrisie.

Sabato i funerali di papa Francesco: cerimonia semplice come disposto da lui

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