L’erede di Francesco, un italiano? L’arcivescovo di Milano fuori dal conclave

conclave milano papa

L’approccio inedito di Jorge Bergoglio ai regolamenti ecclesiali ha prodotto, secondo coloro che non ne hanno condiviso la spinta progressista, alcune anomalie che avranno conseguenze anche sul conclave. Appuntamento che tiene banco più ancora dei funerali di sabato 26, quando saranno presenti in piazza San Pietro i potenti della terra per rendere omaggio a Francesco, lui che guardava al potere terreno con malcelato disagio.

Riformisti e tradizionalisti

Sembra quasi che l’improvvisa scomparsa del Pontefice sia in qualche modo già passata in secondo piano per lasciare spazio all’elezione del suo successore. Si fanno nomi, si azzardano pronostici, si elencano i favoriti alla corsa al Soglio di Pietro. Riformisti e tradizionalisti si parlano per trovare da subito, prima dell’extra omnes, un accordo sul possibile nuovo Papa. Operazione che, se è vero, è sotto l’egida dello Spirito Santo, ma riguarda pure le scelte dei cardinali chiamati alle votazioni nella Cappella Sistina. E non sempre sono scelte facili e scontate. Soprattutto in questa fase che vede contrapporsi le linee dettate dalla cosiddetta “rivoluzione bergogliana” ai desiderata di quella parte di episcopato che lavora per una sorta di “ricostruzione” della Curia romana e delle sue norme più rigide e canoniche. Non uno scontro, caso mai un confronto, per essere prudenti nelle definizioni.

Esclusa la Diocesi di Milano

Tant’è. Al conclave non potrà partecipare l’arcivescovo della Diocesi più grande d’Europa, quella di Milano. Mario Delpini non è un porporato, Francesco ha sempre preferito i rappresentanti delle periferie, vescovi diventati cardinali perché svolgono il loro ministero in aree povere della terra, a favore degli ultimi, dei diseredati. Così che molti di loro non si sono mai incontrati nei concistori o nelle occasioni di incontro in Vaticano. Non ci sarà Delpini ma entrerà in Conclave Oscar Cantoni, vescovo di Como. Eppure, dalla Cattedra di Sant’Ambrogio, nel secolo scorso sono usciti ben due Papi: Pio XI e Paolo VI. Senza dimenticare l’influenza e l’autorevolezza di cardinali come Carlo Maria Martini e Angelo Scola, in altre elezioni papali tra i favoriti. In chiaro, per Milano si tratta di una di quelle anomalie alla quali accennavamo nell’incipit dell’articolo.

Fuori gioco anche il Patriarcato di Venezia, che pure è depositario di tre Pontefici: Pio X, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo I. Un’altra eccezione rispetto al ruolo di due città, Milano e Venezia, tutt’altro che secondarie per la vita stessa della Chiesa.

I tre papabili italiani

Nel frattempo impazza il balletto dei nomi. Tra possibili papabili, nella vasta schiera che ricomprende porporati di tutti i continenti, sono italiani: il segretario di Stato Vaticano, Pietro Parolin; l’arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, Matteo Zuppi; il patriarca di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa. Cardinali con grande esperienza diplomatica (e Dio sa quando ci sia bisogno di capacità di mediazione in questi drammatici momenti) e con l’autorevolezza necessaria per garantire una forte ed efficace governance di una Chiesa che, come sostiene il grande biblista Gianfranco Ravasi, “si sfrangia e deve ritrovare unità”. Un obiettivo, l’unità, che Francesco si era dato fin dall’inizio e che, a conti fatti, non ha raggiunto per i più disparati motivi. Il suo erede, progressista o tradizionalista che sia, dovrà riprendere i fili di un ineludibile discorso, che ha come sfondo il futuro stesso delle bimillenaria istituzione fondata da Gesù Cristo.

Roma, una folla ha accolto la salma di Papa Francesco nella Basilica di San Pietro

conclave milano papa – MALPENSA24
Visited 1.185 times, 1 visit(s) today