25 Aprile, non siate sobri

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Il ministro Nello Musumeci: "Il 25 Aprile deve essere sobrio"

di Massimo Lodi

25 aprile sobrio? Ma va là, ministro Musumeci. Il primo a non volerlo così, il 25 aprile commemorativo, sarebbe stato lui (Lui), Bergoglio. Capace (1) di coniugare lutto e libertà. E (2) di separare la contrizione per la morte d’un Papa dalla riconoscenza verso i vincitori della barbarie nazifascista. E (3) di bensapere qual robaccia è una dittatura, avendo vissuto l’epoca argentina del peronismo e sue derive. Dunque non saremo sobri. Non siate sobri. Va ricordato come merita l’ottantesimo della risalita al rango di cittadini senza despoti, tiranni, autocrati. Si chiama, questo status, ceto democratico: lo attesta la nostra Costituzione. Su in piedi.

Certo, mica bisogna esagerare. Festa dentro, misura fuori. Lo sapevamo. Non urgeva che ce lo ricordasse l’autorevole titolare della Protezione civile. Ci consideriamo l’alterità degl’incivili, dunque viva la piazza, e sarà una piazza consapevole, grata, orgogliosa di patimenti, sacrifici, dolori. Conscia di quanto costò a tutti -la croce del martirio, oggi Franciscus diceret– l’impazzimento d’alcuni. E di quanto rimanga utile/importante rinfrescare immagini, parole, gesti; e personalità, audacie, popolarvalore del passato così che il futuro non subisca sciagurate repliche.

Piuttosto e inoltre: agli eroi per sempre andrebbero affiancati gli eroi per caso. Meglio: gli eroi caso per caso. Ciascuno di noi, nella quotidianità. Eroi, già. Pur se interpreti del ruolo d’antieroi, causa destino e obblighi esistenziali. Scrive Pirandello nel Piacere dell’onestà: “È molto più facile essere un eroe che un galantuomo. Eroi si può essere una volta ogni tanto; galantuomini, si dev’essere sempre”. Ecco la scommessa d’ogni giorno, da evocare sull’onda del memento resistenzialista: affrontare i problemi ordinari con lo spirito con cui affronteremmo un’impresa straordinaria.

Compito, nonostante le apparenze, assai più difficile: perché quel che facciamo nella riservatezza del privato non ottiene l’eco concessa dalla ribalta pubblica. E talvolta l’assenza della seconda rende meno gratificante il primo. Esempio: ai benemeriti che accudiscono anziani, malati e disabili si nega una festa nazionale dedicata, eppure gliela dovremmo dedicare day by day, associando nell’inchino di ringraziamento chiunque metta il suo impegno al servizio degli altri. Dentro e fuori la famiglia. Galantuomini, e idem donne, con la gi maiuscola.

Chiacchiere da utopia? Forse/di sicuro. Però se ogni tanto non ci si guarda un po’ più da vicino, né si prova a combattere qualche piccola guerra ideale, diventa un problema andare lontano. E prevalere nella guerra con la propria coscienza, non la meno importante di tutte. Anzi. Però ‘sta roba rimanga tra di noi, sobriamente, evitando preoccupazioni (ma va là) al Chicchessia di turno nel dichiarazionismo istituzionale.

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