di Gian Franco Bottini
Pensiamo di poter laicamente parlare di “curiose coincidenze ”, riferendoci a varie situazioni legate all’addio di papa Francesco, senza ovviamente volerle caricare di alcun aspetto miracolistico. Rammentando infatti le immagini di queste ultime settimane, e ancor più di questi ultimi giorni, vien quasi naturale pensare che Francesco abbia, faticosamente, messo tutta la sua grande volontà per trascinare la sua umana esistenza sino alla coincidenza con la Pasqua, simbolo di quella “pace”che è stata il suo grande cruccio negli ultimi mesi di vita.
Francesco aveva ben presente quella che definiva la “guerra mondiale a pezzi”, che nel 2014, quando usò per la prima volta questo termine, era ancor poca cosa rispetto alla situazione odierna che, oltre che di nuovi campi di battaglia, si è arricchita di nuove armi economiche e sociali. Di fronte ad una situazione intricata, come è quella odierna, Francesco non ha mai lesinato nel mettere in campo le sue risorse diplomatiche ma soprattutto non ha mai interrotto, quasi sempre inascoltato, l’invito pressante a “parlarsi”, ad “incontrarsi”, a “capirsi”; tutte parole che in ogni circostanza ha infinite volte ripetuto.
Ma la politica ha le sue liturgie e l’”incontro” non è sempre cosa semplice, perché carica di componenti diplomatiche, la più banale delle quali è spesso di “chi fa la prima mossa”. Proprio in queste ultime settimane si erano riscaldate delle ipotesi di incontro che, per ragioni tattiche, minacciavano di dilungarsi se non di vanificarsi, in una specie di “traccheggio” che la morte di Francesco ha, per pura coincidenza, interrotto. Ci piace infatti pensare che Francesco, con la sua innata ironia, in queste ore stia sorridendo alle spalle di tutti quei “grandi” costretti ad incontrarsi, affannandosi (alcuni sicuramente con la più grande sincerità, altri costretti dal ruolo) nel raggiungere la “città eterna” per dargli un ultimo doveroso saluto.
Non sarà certo l’occasione più adatta per tante parole ma, con un po’ di ottimismo, c’è da sperare che i più reticenti interpreti del Risico universale in corso, trovino l’occasione di almeno (come si suol dire) “scambiarsi il numero di telefono”. Siamo certi inoltre che la nostra Première Meloni, pur non essendo ovviamente “la padrona di casa”, approfitterà dell’occasione per continuare l’attività “sartoriale” della quale ha recentemente dato ottime prove, se non per ricucire ma almeno per “imbastire” qualche rapporto oggi assai “liso”.
E se qualcuno avesse da dire circa la ventilata temporanea “moratoria” riguardo le disposizioni della Corte Internazionale, nell’intento di facilitare la ( seppur altamente improbabile) presenza di Putin, dimostrerebbe scarsa conoscenza delle, a volte indispensabili, esigenze della realpolitik.
Abbiamo sufficientemente, e pensiamo rispettosamente, coinvolto papa Francesco in queste nostre “curiose coincidenze”, ma pensiamo che, tutto sommato, se esse corrispondessero a realtà, Lui ne sarebbe molto contento.
A giorni saremo spettatori dell’elezione del successore di Francesco e, sempre a proposito di curiose coincidenze, non può sfuggire che il Conclave, proprio negli ultimi mesi, ha contemporaneamente fornito il titolo ad un romanzo di successo e ad un film meritevole di un Oscar. Non solo nelle suddette opere ma altresì nella narrazione giornalistica di questi giorni, si tende a dividere il consesso elettivo dei Cardinali in “conservatori” e “progressisti” (quasi una destra e una sinistra) come se il Conclave fosse un’assemblea con divisioni basate più su ideologie politiche che non su interpretazioni, seppur differenti, di un unico pensiero di fede.
Non siamo così presuntuosi da esprimere giudizi in merito ma nemmeno così ingenui da non comprendere la “complessità” dell’argomento. Ci limitiamo comunque a ritenere esserci almeno consentito scavare nei meandri del nostro passato per ricordare Giovanni XXIII quando, stimolando i suoi fratelli all’ “aggiornamento”, si espresse pressapoco così :“La nostra Chiesa deve essere quella di domani, non quella di ieri”. Un pensiero che ancor oggi ci pare possa essere utile per superare tutte le “presunte” divisioni.
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