A Busto Arsizio il 25 Aprile unisce. E anche il sindaco di FdI canta “Bella ciao”

BUSTO ARSIZIO – Un 25 Aprile all’insegna dell’unità, «come quasi sempre a Busto Arsizio». E persino il sindaco Emanuele Antonelli, esponente di Fratelli d’Italia, intona “Bella ciao” insieme alla cantante dell’associazione musicale Rossini, accompagnata dalla platea riunita di fronte al Tempio Civico per i discorsi ufficiali. C’è spazio per il sindaco che invoca la Pace «come Papa Francesco» e per l’oratore di giornata, il professor Raffaele Mantegazza, che ricorda che si definisce «antifascista perché i fascisti ci sono ancora». È la democrazia del 25 Aprile di Busto Arsizio.

La Festa trasversale

«Che bel 25 Aprile!». A dirlo, stringendo la mano al sindaco Antonelli al termine della cerimonia, è l’ex consigliera comunale Marta Tosi, che era stata in sala esagonale nel secondo mandato di Gigi Farioli sindaco con la lista civica (che guardava a sinistra) Manifattura Cittadina. Ringraziano calorosamente il sindaco anche i capigruppo del centrosinistra Maurizio Maggioni (PD) e Santo Cascio (Progetto in comune). Un successo trasversale. Anche se le presenze, per quanto riguarda la maggioranza di centrodestra che sostiene Antonelli, sono più istituzionali che politiche e si contano sulle dita di una mano: la presidente del consiglio comunale Laura Rogora, neo tesserata di Fratelli d’Italia, gli assessori Chiara Colombo (Lista Antonelli) e Manuela Maffioli (Lega), il consigliere leghista Vincenzo Marra e il segretario di Forza Italia Alberto Riva. L’opposizione invece è ampiamente rappresentata con i cinque consiglieri di centrosinistra (i quattro del PD, Maggioni, Cinzia Berutti, Paolo Pedotti, Valentina Verga, oltre a Cascio) al gran completo e Giuseppina Lanza per PRL.

Sobrietà di forma e non di sostanza

La sobrietà è «solo negli addobbi limitati all’essenziale – chiarisce il sindaco Antonelli – per il resto tutto invariato, in accordo con le associazioni della memoria. Ma vogliamo pensare che anche Papa Francesco avrebbe voluto così». Ed è proprio dal Pontefice e dalle sue invocazioni per la Pace che parte il primo cittadino nel suo discorso. «Non sono troppo ottimista ma anche nella nostra città vedo qualche motivo di speranza – sostiene Antonelli – ad esempio nella partecipazione unitaria a queste celebrazioni, al di là delle diverse appartenenze politiche ed ideologiche, come quasi sempre è stato a Busto Arsizio». E infatti dalla Messa celebrata dal Prevosto monsignor Severino Pagani alle deposizioni delle corone, e in corteo fino al Tempio Civico, senza la banda in segno di sobrietà, non manca nessuna delle diverse anime che celebrano la festa di Liberazione. E dietro alle sedie posizionate per i discorsi ufficiali spuntano anche le bandiere rosse e lo striscione del Comitato Antifascista. Antonelli ricorda anche l’indimenticata Sindaca di Castellanza Mirella Cerini e il professor Mario Castiglioni, partigiano nato a Carnago, per vent’anni insegnante al liceo Crespi dopo essere stato anche sindaco di Ostuni, per chiudere il suo discorso ricordando i partigiani, «semplici persone che non si sono voltate dall’altra parte e hanno lottato per la libertà e la democrazia».

Partigiani rossi e azzurri

In prima fila c’è un testimone vivente della lotta di Liberazione, il partigiano Adelio Borlandelli, 99 anni, mentre prima dell’oratore di giornata intervengono i rappresentanti delle associazioni dei partigiani rossi e azzurri. Il presidente di ANPI Liberto Losa, che descrive in modo dettagliato «il quadro corale, complesso e articolato politicamente della Resistenza bustese. Si liberarono da soli prima dell’arrivo degli Alleati», ma stigmatizza anche gli «attacchi della Domenica delle Palme in Ucraina e a Gaza, situazioni che ripugnano la nostra coscienza». Il presidente del Raggruppamento Patrioti Alfredo Di Dio Marco Torretta, soffermandosi sul ruolo dei sacerdoti cattolici nella lotta di Resistenza.

L’oratore ufficiale

«Non mi definisco antifenicio perché i fenici non ci sono più, ma antifascista perché i fascisti ci sono ancora». Strappa applausi scroscianti il professor Raffaele Mantegazza, pedagogista dell’Università Bicocca di Milano, che porta con sé un fiore raccolto nel giardino di casa sua per spiegare cos’è la Liberazione ottant’anni dopo: «Qualcuno dice che sono “cose vecchie”, ma non è questione di anni. È come un fiore che ha bisogno di semi nelle coscienze dei ragazzi. Il seme sono i valori dell’antifascismo, della Resistenza e della libertà. Dobbiamo parlare anche attraverso i gesti quotidiani, ma il terreno è fertile, i ragazzi di oggi ci insegnano e con quelli del “Tosi” e del “Candiani”, straordinari, abbiamo fatto un bellissimo progetto. Per spiegarla ai ragazzi bisogna usare i loro linguaggi, anche un rap». E sui fascisti di oggi Mantegazza usa un altro paragone efficace: «Loro in parlamento nel nome della libertà? È come chi vuole giocare a calcio usando le mani. Non glielo si deve permettere. Quando si è rotto il gioco abbiamo passato vent’anni senza più giocare o facendo il gioco che voleva una sola persona».

“Antifa” ribelli

Al termine dei discorsi ufficiali, ecco “Bella ciao” che fa cantare e battere le mani alla platea (e canticchia anche il sindaco Antonelli), poi mentre la cantante intona il motivo di Morricone di “C’era una volta il West” dal fondo della platea si alzano i cori del Comitato Antifascista, che chiama al corteo verso piazza Vittorio Emanuele, dove è prevista la loro manifestazione “Ottantantifascista”. «Questa è la sobrietà che ha chiesto il governo» scuote la testa il sindaco Antonelli, ma anche dalla sinistra istituzionale arrivano reazioni di evidente insofferenza. Poi parte il corteo e si allontana e l’unità del 25 Aprile di Busto Arsizio non è intaccata.

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