CASSANO MAGNAGO – A Cassano Magnago si torna a parlare del recupero della Fornace Macchi. L’area – da anni dismessa e sempre più degradata, con alcuni edifici ridotti a ruderi – era già stata al centro di un progetto di riqualificazione, mai realizzato, quasi 20 anni fa. E ora, la giunta del sindaco Pietro Ottaviani mira a ottenere 10 milioni di euro dal bando della Presidenza del consiglio dei ministri per la selezione di Piani di sviluppo in aree dismesse o in disuso per rimettere a nuovo la zona.
Museo e anfiteatro
È di 11.514.000 euro la spesa stimata dal Comune per riqualificare l’area delle fornaci di Sant’Anna. Una cifra che l’amministrazione spera di finanziare per la maggior parte grazie al bando statale. La giunta di Ottaviani punta a ottenere 10 milioni di euro dal bando (che mette a disposizione un totale di 210.764.238 euro) e finanziare i restanti 1.514.000 euro grazie all’intervento della società Cassano Magnago Servizi Spa che otterrebbe la gestione in house della zona. L’intento, recita la delibera, è di «promuovere la riqualificazione dell’intero comparto, ipotizzando interventi di recupero urbano, archeologico industriale e di sistemazione paesistica». Il progetto prevede la realizzazione di spazi per bar e ristorazione, un museo archeologico, locali adibiti alle associazioni, un grande anfiteatro all’aperto e persino un laghetto artificiale.
I primi progetti
Già nel 2007, la Fornace Macchi era stata al centro di un primo piano di riqualificazione mai concretizzato. Al tempo, il progetto preliminare stimava una spesa di 7.626.000 euro per la riqualificazione dell’area. Un secondo tentativo, andato a vuoto, risale a cinque anni fa. Ma l’amministrazione comunale non demorde e crede nella rigenerazione urbana di una vasta area, attigua alla chiesa di Sant’anna, che comprende una fornace con ciminiera, un’area con gli essiccatoi, un deposito di materiale, un edifico a uso residenziale e direzionale. E poi altre costruzioni accessorie: una costruzione a due piani per trafilare i materiali prodotti, una prima tettoia e i resti di una seconda, entrambi impiegati originariamente per lo stivaggio.
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