VISTO&RIVISTO Il conclave è tutta un’altra storia

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di Andrea Minchella

VISTO

CONCLAVE, di Edward Berger (Regno Unito- Stati Uniti 2024, 120 min.).

Il bravo regista Berger prende in mano il romanzo di Robert Harris e lo trasforma in un film maestoso e minimale nello stesso tempo. Il risultato, però, non sembra essere all’altezza delle aspettative. Le premesse ci sono tutte: un romanzo avvincente, un regista capace e un cast in grado di affrontare qualsiasi percorso recitativo in maniera ineccepibile. Ma, come spesso accade, la realizzazione di un film non sempre coincide con i buoni elementi di cui il regista dispone prima che la produzione prenda forma. La magia che si crea attorno a film leggendari si fonde con l’alta qualità degli attori, della sceneggiatura e della storia che si vuole raccontare ma necessita sempre di uno sforzo esasperato da parte del regista di immergere il suo lavoro nella contemporaneità e nella complessità del mondo circostante e del suo modo di raccontare e percepire la realtà che lo circonda.

“Conclave” è un buon film che però rimane intrappolato nel genere “thriller” senza dare una inedita e verosimile visione di ciò che davvero succede durante l’elezione di un Papa. Il potere e l’ambizione sono solo alcuni degli elementi che alimentano, da sempre, l’elezione del capo di stato più influente del mondo. Basta vedere in questi giorni gli arrivi a Roma da ogni parte del mondo per l’elezione del successore di Papa Francesco per capire che il conclave è solo l’ultima tappa di un crocevia di visioni, potere, influenze, riposizioni e veti che apparentemente esprime il migliore tra i candidati, ma che in realtà è il risultato di estenuanti trattative e dolorose concessioni.

Il film si apre con la morte del Papa (impressionante la coincidenza temporale tra la diffusione del film e la vicenda di Papa Bergoglio) e la successiva organizzazione da parte del Cardinale Lawrence del conclave per l’elezione del nuovo Papa. Mentre i cardinali arrivano a Roma per ritirarsi nella Casa Santa Marta, il cardinale Lawrence comincia a capire che direzione possa prendere la decisione della maggior parte dei prelati. Mentre ascolta alcuni tra i cardinali più influenti, che non celano più di tanto il loro desiderio di ricoprire quel ruolo, viene a sapere di alcune decisioni drastiche che il Papa prima di morire aveva preso nei confronti di un cardinale molto apprezzato dalla maggioranza degli elettori.

Tra sospetti e tentativi di scoprire i motivi del gesto del Papa prima di morire, il Cardinale Lawrence dovrà affrontare diverse problematiche che mineranno la serenità e l’imparzialità dei prelati chiamati ad eleggere il nuovo pontefice. Tra i cardinali giunti a Roma c’è anche l’enigmatico e riservato Vincent Benitez, messicano ma in arrivo da Kabul e ultimo cardinale scelto dal Papa poco prima che morisse, che votazione dopo votazione sembra guadagnare un inaspettato e sorprendente numero di preferenze. Il conclave è anche segnato da diverse bombe esplose a Roma e che instillano discussioni accese tra i cardinali con visioni opposte della Chiesa, della fede e del mondo in cui il nuovo Papa dovrà riconquistare terre da troppo tempo lontane da Dio e dalla Chiesa.

Il film viene realizzato da un punto di visto scenico e stilistico in maniera ineccepibile. Le riprese, molto statiche e didascaliche, si avvalgono di luoghi spettacolari che diventano parte integrante del racconto. La scalinata della Reggia di Caserta o la Cappella Sistina rendono alcune sequenze abbastanza scontate in affreschi unici e meravigliosi. Tra gli attori certamente spicca la bravura “divina” di un Ralph Fiennes sempre in grado di interpretare il personaggio che gli viene affidato. John Litghow contribuisce in maniera sostanziale all’elemento recitativo della pellicola mentre Stanley Tucci e Sergio Castellitto non lasciano alcuna traccia evidente su una pellicola che non riesce ad andare oltre la perfezione stilistica e scenografica.

La figura di Suor Agnes, interpretata da un’invisibile Isabella Rossellini, e alcune discussioni esacerbate nella mensa di Casa Marta contribuiscono ad appiattire la pellicola ad una vicenda politica di media grandezza piuttosto che all’elezione di una figura emblematica, contraddittoria, potente e frutto di estenuanti votazioni e improbabili accordi tra le diverse fazioni che siedono nel conclave.

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RIVISTO

I DUE PAPI, di Fernando Meirelles (The Two Popes, Stati Uniti- Regno Unito- Italia- Argentina 2019, 125 min.).

Un interessante viaggio filosofico e intimo tra due visioni diametralmente opposte della religione, della vita e del potere. Ratzinger e Bergoglio si incontrano a Roma prima che Benedetto XVI si dimetta e che Francesco sia eletto nuovo papa. Il bravo regista brasiliano ci restituisce con garbo e misura un confronto acceso e forte in alcuni passaggi ma sempre ancorato al rispetto e alla profonda stima che ognuno dei due protagonisti nutriva verso l’altro. Toccante.

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