di Cludio Ghisalberti
Una non-tappa, un surrogato di corsa, una vergogna. Sul traguardo di Napoli, 6a frazione del Giro 108, non ci sono distacchi, non ci sono abbuoni, non ci sono punti. Davanti una simil-volata, così per la gloria, dietro gli altri arrivano alla spicciolata, alcuni sorridendo. Gruppetti sparsi, come fosse un’uscita domenicale tra amici. Alla base di tutto una caduta a settanta chilometri dal traguardo. Vanno a terra una trentina di corridori. A innescare la caduta un errore di Jay Hindley, maglia rosa 2022, oggi gregario di Roglic. Piove, ma lui, che è nelle prime posizioni, non va giù per quello. Dietro si ammucchiano. La giuria e l’organizzazione decidono prima di neutralizzare la corsa per un po’ di chilometri, poi la decisione che la neutralizzazione è fino al traguardo. Poi, in tv, il festival dell’ossequio messo in scena dai commentatori Rai.
Mario, quella di oggi (ieri, ndr)la consideriamo una tappa?
“Guarda, tante cose non mi sono tornate, non mi sono piaciute. Com’è possibile che ogni anno in cui il Giro d’Italia si trova ad affrontare una situazione complicata, data dal meteo, gli organizzatori non riescano mai ad uscirne con una condizione positiva nei confronti della corsa. Sono sempre criticati e criticabili da tutti. Conosco quelle strade, quelle strade sono molto viscide, lo sono sempre state. Ma già il fatto che si ferma la corsa per far sì che vengono riordinate le idee, viene soccorso chi si è fatto male, chi ha dei problemi con la bici. C’è stato tutto il tempo per resettare, poi doveva continuare la corsa vera. Non è giusto far sì che il ciclismo venga sminuito in quello che è l’indole di questo sport. Il vero ciclismo sa andare sempre oltre, nei momenti delle avversità, nelle momenti di difficoltà. Le decisioni non andrebbero prese in mezzo alla strada in un momento di forte emotività. E non serve essere così accondiscendenti ai corridori anche se attraversano momenti di vulnerabilità. Ma ragazzi il ciclismo è questo e non lo si può snaturare per superare le difficoltà. Nel ciclismo non si molla. A mio avviso c’è una responsabilità anche nei confronti della storia del ciclismo. Certo, tutti vorremmo correre con il sole, con la temperatura ideale intorno ai 20-25 gradi. Invece anche le intemperie hanno reso grande questo sport”.
Pedersen è arrivato al traguardo al piccolo trotto, lontano dal gruppetto che ha fatto la “volata”. Inguardabile, a mio giudizio
“Pedersen è un grande corridore, l’abbiamo visto, nessuno può dire il contrario. Ma Pedersen ha vinto un campionato del mondo sotto un diluvio universale. Quando lui ha vinto il mondiale, l’acqua arrivava al movimento centrale in alcuni punti del percorso. Allora tu vinci un campionato del mondo dove si ritira tre quarti del gruppo e qui ti rialzi? Tu sei in maglia rosa, hai già vinto tre tappe…ma meno male un po’ la copri con la mantellina nera. Oggi (ieri, ndr) si sono viste delle sciocchezze allucinanti”.
Dimmele.
“Vogliamo parlare di come è stata tirata la volata? Dell’incapacità di alcuni corridori? Di Kooj che è un grande atleta ma non capisce niente, ma niente davvero, quando arriva a 400 metri? Ascolta, ma quando si fa la volata alla Questura, ti dico che è molto meglio. Quasi tutti sanno come si devono comportare. Invece qui vedo tanta improvvisazione. Moschetti che tiene alla balaustra Kooj è totalmente antisportivo. Se Moschetti in quel momento non aveva le gambe per vincere, perché sta in qualche modo trattenendo chi oggi aveva tirato quasi tutta la corsa per poter arrivare in volata. Mi è dispiaciuto per Moschetti che abbia mostrato di sé una parte discutibile. In realtà la professionalità all’interno del gruppo, pur dicendo che sono bravi, che sono forti, sono campioni e tutto quello che vuoi, ma nel mio aspetto ciclistico, la mia esperienza da ex corridore, li vedo molto miseri tecnicamente e tatticamente”.
