di Massimo Lodi
Un tempo sosteneva che al Ponte sullo Stretto si dovessero preferire larghi impegni di risanamento della rete ferroviaria e stradale in pessime condizioni. Ora determina, con fatti istituzionali, l’opposto. Prima il Ponte, poi le manutenzioni. Inveiscano pure Regioni, Province, Comuni, non importa anche se del Nord. Il carissimo (?) Nord. Salvini taglia un mucchio di soldi -1,7 miliardi d’investimenti- a lavori importanti, urgenti, strategici in ogni angolo d’Italia e dirotta il tesoro al manufatto che renderà grande, funzionale, patriotticamente gloriosa l’Italia agli occhi dello straniero. E ancor più amata dagl’italiani. Sarà così?
Mah. I fondi segati agli enti locali stan già suscitando un vespaio di proteste. Abbiamo vie impraticabili, percorsi di buca in buca, asfaltature sbrindellate, barriere protettive arrugginite/sbilenche, urgenti necessità di riparazioni. Se ne farà poco o nulla, con la mannaia venuta giù su finanziamenti decisivi. Ce lo chiede l’Europa, per rispettare i vincoli del Pnrr, di accelerare sull’opera-monstre del Ponte? Ci chieda quanto le pare, viva il Ponte e come no, però viva, ancor prima e più, transitabilità in sicurezza d’una miriade di luoghi oggi a rischio.
Upi e Anci, Province e Comuni, sono insorti. Il fabbisogno locale è enorme, l’attesa di corrispondervi ormai troppo lunga, la disillusione sul provvedimento restrittivo incrina (ci risiamo) la fiducia delle periferie del Paese verso il centro. Da notare: subisce il peggior danno la grande area settentrionale, dove le infrastrutture sono in maggior numero essendo lì che vien spinto il carro produttivo nazionale, e lascia basìti che la scure del ministro si abbatta proprio dove lui non dovrebbe calarla. Per esempio: alla Lombardia erano state assegnate risorse per 63 milioni di euro, ne perderà 44. Il Piemonte passa da 45,5 a 13,6. Il Veneto da 38 a 11. E che dire di noi, del territorio varesino? Lo ha detto ieri a Malpensa24 Marco Magrini, numero uno di Villa Recalcati: per il ’25 e il ’26 ci portano via 3 milioni e mezzo dei 5 previsti. Una devastazione del 70 per cento. Per il quadriennio ’25-’28 ce ne sfilano oltre 6 milioni sugli annunciati 12 e rotti. Qui il napalm finanziario ammonta al 48 per cento.
Va aggiunto -inchiesta del quotidiano La Stampa– che 789 ispezioni effettuate l’anno scorso dall’Agenzia nazionale per la sicurezza dei trasporti su 3.161 chilometri di strade ha rilevato criticità ricorrenti-puntuali oltre che carenze sistemiche. Riguardano gallerie, viadotti, cavalcavia, ponti, sottopassi eccetera sui quali si dovrebbe intervenire bene e in fretta. Invece nada. Ogni ente locale farà il minimo consentitogli raschiando il fondo del barile di cassa. E amen. La domanda è: di fronte a un simile degrado -minaccia angosciante nel caso d’eventi atmosferici della spaventosa rilevanza ormai divenuti abituali- quale senso va attribuito a una simile decisione? Si può discutere se il Ponte sullo Stretto serva poco, molto o nulla. Non si può accettare che a realizzarlo giovi la penalizzazione d’una rete viaria da bonificare subito anziché da lasciare a un progressivo ammaloramento. Sembrerebbe ovvio buonsenso, l’idea sovrana che governa ciascuno di noi. Tranne qualche eccezione.
Ps Replicando alle polemiche, Salvini ha dichiarato all’Ansa che “…una parte di quei tagli servono per gli incrementi dei costi su Genova, per il Terzo Valico e per Genova città. Farò il possibile per recuperare i soldi e il ponte sullo Stretto di Messina non c’entra nulla”.
Roma taglia i fondi per le strade provinciali. Magrini: «Sicurezza a rischio»
