Quel che Saronno rafforza, Villa Recalcati indebolisce. Nel giorno in cui, A Saronno, il partito fondato da Silvio Berlusconi torna protagonista nelle percentuali elettorali e diventa forza leader nella coalizione di centrodestra, a Varese, in consiglio provinciale, Forza Italia molla due “sganassoni” ai Fratelli e leghisti e per la prima volta pone (se i capataz non lo facessero sarebbe miopismo) in serie discussione l’alleanza politica del centrodestra. E le due situazioni, politicamente agli antipodi, che vedono protagonista i forzisti, non possono passare sotto silenzio. Ma andiamo con ordine. Partendo dalla città degli Amaretti.
All’ombra del Santuario Forza Italia incassa 2mila 752 voti, pari al 19,55%. In soldoni: stacca Fratelli d’Italia, doppia la Lega, è il primo partito del centrodestra e strappa al Pd anche la leadership cittadina. Ma non solo. E’ l’unico partito che ha in lista ben 8 candidati sopra le 100 preferenze e di questi ben 7 hanno superato le 150 preferenze. Sempre di Forza Italia sono il candidato più votato a questo giro: Agostino De Marco; la candidata con più preferenze Maria Assunta Miglino (240). E il podio dei più votati in città è completato da Lorenzo Azzi, figlio di Rienzo candidato sindaco, con 264 voti personali.
E se tutti, compreso il segretario provinciale Simone Longhini, hanno parlato di risultato superiore a ogni più rosea aspettativa, la ragione dell’exploit emerge in controluce. Decisivo nel raddoppio del quoziente elettorale è stato l’innesto del gruppo Librandi – Gilli, che, a conti (della serva) fatti, ha portato un valore che va dall’8 al 10%.
Le somme sono lì da vedere: basta andare a vedere quanto prese la lista di Gilli nel 2020. Una forza quella dell’area Librandi Gilli con la quale ora tutti dovranno fare i conti. Anche coloro che hanno a più riprese mugugnato sulla scelta del candidato (guarda caso voluto con forza dai librandiani), sulla presenza (più o meno in prima linea) del gruppo Gilli e sulla composizione dei nomi da candidare. Insomma, si potrebbe dire: Forza… Italia c’è.
In Provincia invece con le due mozioni su Remigration Summit e tagli governativi alle manutenzioni stradali, firmate entrambi da Forza Italia e Pd, per la prima volta, la strana alleanza ha dato un segnale di condivisione anche su temi politici. E se fino a ieri l’asse provinciale rosso azzurro poteva essere giustificato da visioni prettamente amministrative, dopo l’approvazione convinta dei due documenti, i due partiti (in genere divisi alle elezioni di primo livello) hanno dimostrato di avere anche convergenze politiche.
E più del Partito Democratico, a far saltare i nervi a leghisti e Fratelli è stata una Forza Italia che ha tenuto il punto sul ReSum, ma soprattutto sui tagli governativi, argomento che in questi giorni è come una lama conficcata nel fianco dei leghisti. Lama che i forzisti hanno girato e rigirato nella ferita padana.
Ora, da qui a dire che Forza Italia è pronta a lasciare l’alveo del centrodestra ce ne passa. Dentro il partito le tensioni, che non sempre si vedono, ci sono. Però, bisogna prendere atto che a Villa Recalcati, quel Matteo Marchesi “sbertucciato” qualche ora prima dal sindaco leghista di Gallarate Andrea Cassani, insieme agli altri consiglieri azzurri hanno aperto una breccia su un campo largo il cui perimetro è tutto da costruire, ma le cui dimensioni, a oggi, nessuno conosce.
Soprattutto se si pensa a una Lega che il vannaccismo spinto fa scivolare più a destra della destra, ma con risultati elettorali deludenti e a Fratelli d’Italia che a livello nazionale non crescono e nelle realtà locali, anche grandi come Saronno, pagano la mancanza di una classe politica di livello.
Saronno: la delusione di Pagani (PD), l’entusiasmo di Forza Italia. Male la Lega
