VARESE – All’allarme lanciato dalla Cgil di Varese sulle difficoltà dell’Oncologia dell’Ospedale di Circolo risponde direttamente il primario. Con una lunga nota (qui sotto il testo integrale) il direttore dell’Oncologia medica di Asst Sette Laghi Francesco Grossi ha voluto replicare a quanto riferito dal sindacato nella giornata di ieri, mercoledì 28 maggio. Grossi parla di un reparto che ha difficoltà comuni a tutta la Lombardia e che non è in crisi ma poggia su una struttura solida. Quindi ha spiegato saranno reclutati nuovi professionisti grazie ad una scuola di specializzazione in partenza presso l’Università dell’Insubria.
Situazione che riguarda non solo Varese
In merito a quanto riportato dalla stampa, è doveroso offrire alcuni chiarimenti su aspetti cruciali riguardanti il reparto di Oncologia Medica dell’Ospedale di Circolo di Varese. L’articolo solleva preoccupazioni legittime, ma contiene anche affermazioni parziali e inesatte, che rischiano di generare un’immagine distorta di una struttura che, nonostante le difficoltà, continua a garantire cure di qualità e ad attuare strategie per affrontare la carenza di personale.
Il collega Bruno Zecca sindacalista del Policlinico di Milano forse non è a conoscenza del fatto che la Direzione dell’ASST Sette Laghi ha introdotto, da circa due anni, un incentivo economico significativo per i medici oncologi: ogni guardia pomeridiana è retribuita 600 euro. Si tratta di un’iniziativa unica, voluta dalla Direzione per sostenere in modo tangibile il lavoro quotidiano dei medici oncologi.
È vero che l’equipe medica è passata da 15 a 10 medici. Tuttavia, questa situazione non è circoscritta a Varese. In tutta la Lombardia – e non solo – il numero di specialisti in oncologia in uscita dalle scuole di specializzazione è inferiore al reale fabbisogno. Molte strutture pubbliche, anche nell’ambito di ATS Insubria, si trovano nella stessa condizione. Oggi si sta procedendo con l’assunzione anche di medici specializzandi che, a loro volta, iniziano a scarseggiare. Nonostante queste difficoltà, l’attività clinica non è mai stata ridotta: il reparto continua a operare a pieno regime.
Scuola di specializzazione all’Insubria
Per affrontare questa criticità in modo duraturo, l’Università dell’Insubria attiverà da settembre 2025 la Scuola di Specializzazione in Oncologia Medica a Varese. Questo rappresenta un punto di svolta per la formazione e il reclutamento di nuovi specialisti sul territorio. A febbraio 2025 è stato concluso il concorso per un professore associato, figura necessaria all’attivazione della scuola. Purtroppo, a oggi, il blocco delle convenzioni tra università e ospedali ha impedito l’arrivo del docente, rallentando un processo fondamentale per garantire formazione e supporto clinico. Il superamento di questo ostacolo sarà determinante nei prossimi mesi.
Contrariamente a quanto è stato contestato, si è scelto di difendere il diritto dei pazienti di essere curati a Varese, introducendo delle rimodulazioni organizzative che tengono conto delle esigenze degli operatori. L’Oncologia Medica ha così continuato a garantire l’attività ambulatoriale, i trattamenti in day hospital, i ricoveri, le consulenze nei reparti e il supporto al territorio. In alcune aree, come ad esempio le neoplasie polmonari, si è mantenuto un altissimo livello di trattamento, con accesso a terapie innovative difficilmente disponibili anche in ospedali blasonati della Regione.
Carico di lavoro e personale
Il carico di lavoro dei medici è aumentato. Tuttavia, grazie alla collaborazione tra professionisti e alla gestione attenta della Direzione, si è riusciti a ridurre le guardie notturne da 8 a 5 al mese. Nel frattempo, si è fatto ricorso a 2 contratti libero-professionali per assicurare la continuità assistenziale. Si tratta di una soluzione transitoria, ma fondamentale in attesa delle nuove assunzioni a tempo indeterminato che avverranno a partire dal prossimo mese quando prenderà servizio un’oncologa come dirigente medico.
Contrariamente a quanto riportato nell’articolo, il personale amministrativo a supporto dell’Oncologia è aumentato, passando da 2 a 4 unità. Questo ha permesso di alleggerire almeno parzialmente il carico burocratico e di migliorare l’assistenza nei percorsi amministrativi e logistici rivolti ai pazienti.
Il futuro del primario e del reparto
È stato riportato che ho vinto un concorso universitario presso l’Ospedale San Martino di Genova. La notizia è corretta, ma la mia eventuale partenza non mette in discussione la solidità della struttura. Il reparto non si fonda su un singolo professionista: la rete di collaborazioni accademiche, l’imminente scuola di specializzazione e le strategie di reclutamento in corso assicurano la continuità e lo sviluppo dell’attività clinica e scientifica.
L’oncologia di Varese non è un reparto in crisi, ma una struttura solida, in evoluzione, che ha affrontato con competenza e determinazione uno dei periodi più complessi per la sanità pubblica. I pazienti possono contare su un’équipe altamente qualificata, su una Direzione dell’ospedale attenta e su un progetto di sviluppo concreto, che guarda al futuro della medicina oncologica nella nostra provincia con fiducia e serietà.
Oncologia Varese, allarme Cgil: «I pazienti aumentano, ma il personale diminuisce»
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