La Festa della Repubblica del 2 giugno è carica di valori simbolici. Il primo dei quali dovebbe riguardare l’unità di un Paese che, con la svolta alle urne del 1946, ritrovò la pienezza della democrazia anche attraverso l’avvio, come ricorda Sabino Cassese sul Corriere, del percorso costituente. Ne siamo tutti consapevoli? Certi avvenimenti di questi ultimi giorni ci portano a credere che non sia esattamente così, che qualcosa manchi o si sia perduto nel tessuto sociale di una nazione che non risponde appieno a quegli stessi valori riproposti con la scelta repubblicana. Lo testimoniano, ad esempio, i messaggi di odio di alcuni avversari al governo di centrodestra, firmati da personaggi che minacciano addirittura la figlioletta di Giorgia Meloni e la figlia dodicenne di Matteo Salvini. Siamo ben oltre il normale confronto politico che, al di là delle singole posizioni, delle appartenenze e degli eventuali quanto legittimi dissensi, sconfina nel terreno dell’inammisibile.
Poi, come ha fatto l’insegnante campano autore del post contro la premier, ci si può anche scusare, ma forse non basta per ricondurre la questione nell’alveo della liceità. Anzi, non basta anche per i suoi effetti di comunicazione, in un momento che ha bisogno di ben altri annunci, che scongiurino l’emulazione e ci aiutino a rasserenarci. Rasserenano quei docenti che, in un liceo di Magenta, hanno sottoscritto un documento contro la presenza di una delegazione di bersaglieri nelle aule?
L’iniziativa aveva come scopo la promozione dei principi della Costituzione italiana, compresi il tricolore, la Patria e l’inno nazionale. Il tutto all’interno di un protocollo firmato dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara e l’Associazione Nazionale Bersaglieri. Ma è arrivato lo stop di professori che, ritenendosi al di fuori del contesto valoriale e storico della proposta educativa, hanno frapposto le loro motivazioni ideologiche contrarie. Esattamente in scia a ciò che rappresenta la Festa del 2 Giugno, vero? E le nostre tradizioni, le nostre identità? Domande retoriche, se si vuole, però affrancate da afferenze a partiti che, di questi stessi temi, fanno una bandiera e esasperano problemi che, nella loro attualità, andrebbero affrontati con razionalità e intelligenza. Domande che, pur ovvie, ci rammentano i significati di una giornata particolare, che ha riconsegnato l’Italia alla piena democrazia e che le insensatezze di alcuni finiscono per tradire.
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