MALPENSA – «I termini sono già scaduti il 31 maggio, ma i lavoratori non hanno ancora ricevuto il Tfr». Sono le parole di protesta di Gino Orsini, portavoce di Si Cobas. Questa mattina – 3 giugno – i lavoratori della Dhl di Malpensa si sono riuniti davanti all’hub che si trova alla Cargo City, per alzare la voce dopo il cambio di appalto avvenuto circa un mese fa. «Manca comunicazione», dice qualche dipendente. «Vogliamo risposte, che non vediamo arrivare». Quindi puntano i piedi e incrociano le braccia. «Per oggi va così, ma potremmo continuare anche domani, magari cambiando strategia».
Braccia incrociate
Dalle 8.30 di questa mattina alcuni dipendenti sono rimasti fuori dai cancelli, rifiutandosi di iniziare il proprio turno. Il motivo è il recente cambio di appalto avvenuto all’interno di Dhl. «I dipendenti non hanno ancora ricevuto il Tfr. Questo, insieme all’ultima busta paga, comporta una serie di conseguenze per i lavoratori in termini di disagi fiscali», ha spiegato Orsini. La richiesta è chiara: «Chiediamo di essere salvaguardati». Il rischio, ha poi aggiunto, è che «si ritroveranno a pagare – magari tra due o tre anni, e forse quando l’azienda non ci sarà più – delle sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate». E accade perché «l’impresa che è uscita non ha fatto il conto dei contributi e delle tasse che doveva versare». Guarda il video:
I Si Cobas erano in divisa Dhl e armati di bandiere. Uno sciopero contenuto e senza eccessi. Con pochi commenti ma taglienti: «Va male, malissimo», ha tagliato corto un lavoratore. «Abbiamo la sensazione di non essere ascoltati». Con l’auspicio che il picchetto di protesta possa portare qualche risultato: «Ci aspettiamo che, ora, arrivi un comunicato con dei chiarimenti».
