Torna in campo Roberto Formigoni, per ora con un intervento alla convention milanese di Forza Italia, sabato 28 giugno, in futuro con una possibile quanto probabile candidatura elettorale o con un nuovo, per ora imprecisato, ruolo politico. Il Celeste, 78 anni, si prende (riprende) subito la scena dopo aver scontato la condanna a 5 anni e 10 mesi per corruzione: incassa il placet del segretario regionale Alessandro Sorte e i riconoscimenti dei presenti, convocati dalla coordinatrice cittadina degli azzurri Cristina Rossello, concordi nell’affermare che con lui, con Formigoni, “la Regione Lombardia correva molto di più”.
Una punzecchiatura agli alleati leghisti o cos’altro? Di sicuro un distinguo indiretto rispetto alla deriva verso l’estrema destra del partito di Matteo Salvini, anche oltre Fratelli d’Italia. Un modo per affermare che il paradigma politico di centrodestra non è più come all’epoca di Silvio Berlusconi, benché Forza Italia rimanga una compagine moderata, che spinge verso il Centro e il Partito popolare europeo. Posizionata, è vero, nello schieramento di governo, ma potrebbe non essere per sempre.
Tanti i segnali in questo senso. Che arrivano da diverse fonti. La più clamorosa e importante? La famiglia Berlusconi, che, attraverso Marina, la primogenita del Cav, ha di recente mandato a dire che Forza Italia deve essere “moderata” e “liberale”. Messaggio forte e chiaro. Messaggio che non è di certo passato come acqua sul marmo negli ambienti della maggioranza di governo. Di più: come sottovalutare gli attacchi di Simone Leone al congresso dei giovani forzisti di fine maggio al generale Roberto Vannacci e, nemmeno tanto velatamente, all’azione politica leghista?
Una bordata che ripropone quei distinguo di cui si diceva e che, guarda caso, in provincia di Varese hanno già avuto plastica attuazione con l’intesa di Villa Recalcati: il presidente, il civico Marco Magrini, sostenuto da una maggioranza piddina a cui partecipano gli esponenti di Forza Italia. Scontato che non abbiano deciso di loro sponte, chiaro che non hanno spaccato il centrodestra senza il “via libera” dei livelli più alti, evidente che qualcosa si muova e si è già mosso in vista di inediti quadri di riferimento futuri sorretti da componenti appunto moderate e di centro. Comunque tenendo la Lega ai margini, se non s’è inteso male. Il muro forzista al terzo mandato dei governatori di regione e dei sindaci la dice lunga a questo proposito. Diversa visione nei confronti di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni sta portando il partito verso in conservatorismo thatcheriano che non spariglia, e che, nonostante manchi ancora una classe dirigente meloniana all’altezza, si apre al confronto.
Poi, certo, con la Lega la gara è sui voti, su quell’otto/nove per cento che tiene al momento fermi i partiti di Tajani e Salvini al di sotto della doppia cifra, in una gara che vede la Lega in cerca di consensi in componenti della società che faticano a riconoscere i valori della democrazia, così come la si dovrebbe intendere. Mentre Forza Italia è impegnata in un rilancio che, dopo la scomparsa del suo indiscusso e carismatico leader, trova motivazioni in una politica affrancata dall’aggressività di una certa destra.
Sicuro è che, al netto dell’inconsistenza della sinistra in continua lite e senza riferimenti autorevoli che offrano fiducia, è Fratelli d’Italia a farla da padrone nei sondaggi. E allora, gli schiaffetti di sabato scorso ai leghisti in Regione, hanno una motivazione essenzialmente politica, prima che amministrativa. Formigoni raccoglie la promozione a posteriori del suo lavoro a Palazzo Lombardia e afferma: “Tutti i cittadini lo dicono: con me c’era un impianto straordinario che mi emoziona e inorgoglisce”. Detta così, quasi una sfida alla Lega, a cominciare, viste le attuali alleanze, dalla provincia di Varese.
