Confindustria Alto Milanese: «Siamo una potenza, ma servono politiche industriali»

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LEGNANO – «Basta con l’autolesionismo nei confronti della nostra economia. I conti pubblici sono sotto controllo, il Centro Studi di Confindustria ha ribaltato il sentiment negativo diffuso fra i media. Lo sanno bene le agenzie di rating, fra cui Moody’s, che a maggio ha migliorato l’outlook da stabile a positivo, aprendo la strada a un possibile upgrade del rating, e facendoci risparmiare ben 7 miliardi di euro grazie alla riduzione dei tassi». Ha esordito così oggi, giovedì 3 luglio, il presidente di Confindustria Alto Milanese, Maurizio Carminati, all’assemblea annuale dell’80° dell’associazione al Teatro Tirinnanzi di Legnano (nella foto). La Confindustria del territorio alla fine del 2024 è arrivata a contare 425 imprese iscritte, di cui 15 nuove, per un totale di 15.483 dipendenti, 6 miliardi di euro di fatturato aggregato con un export della produzione intorno al 35%.

Carminati: «Stop al fanatismo ecologista europeo»

L’ottimismo ostentato da Carminati trova conferma nel fatto che «siamo la seconda potenza industriale europea e il quarto esportatore del mondo. E questo nonostante il prezzo folle dell’energia, la ridotta disponibilità di materie prime, i problemi di accesso al credito, la difficoltà nel trovare investitori per crescere, la burocrazia asfissiante, la giungla delle normative, la concorrenza sleale, la difficoltà a reperire personale qualificato e l’ostilità per il successo economico dell’imprenditore. Se poi scendiamo a livello locale, la Lombardia è la regione più produttiva in Europa».

Il rovescio della medaglia è che l’Italia è anche al 3° posto nella classifica europea e all’8° di quella mondiale degli Stati in cui è più difficile fare impresa. «L’Europa, estremizzando il green deal, continua a mantenere una politica decisamente ostile alla manifattura. Contro queste posizioni fanatiche – ha esortato il presidente degli industriali del territorio – pure noi imprenditori dobbiamo farci un esame di coscienza, chiedendoci come mai siamo stati così silenziosi per anni davanti a un pericolo così grande. Serve un’azione dirompente per risvegliare il pachiderma europeo. Oltre il 60% degli investimenti in ricerca in Europa provengono da imprese dei servizi, della logistica e della ricerca. Le tecnologie più innovative, come l’AI, la robotica e i materiali intelligenti si trovano proprio in queste aziende».

Nucleare e formazione

Fra gli «estremismi ambientali» su cui Carminati punta il dito c’è il riutilizzo del film estensibile, quello usato per avvolgere la merce sui pallet. «La manifattura europea è la più pulita del pianeta. Possiamo perdere terreno a causa delle follie regolatorie dell’Europa?». Ma ce n’è anche per il nostro Paese: «Sono stufo di vedere che le politiche industriali sono fuori dall’agenda dei governi italiani. Salvo rarissime eccezioni, la strategia politica è determinata esclusivamente da miseri calcoli elettorali».

Sul piano propositivo, Confindustria Alto Milanese avanza pochi, fermi punti. «Se si vuol fare a meno dei combustibili fossili a favore dell’ambiente, si deve avere almeno un’alternativa sostenibile». E questa non può che essere il nucleare, «a cui ora probabilmente una discreta maggioranza sarebbe favorevole, soprattutto dopo le garanzie tecniche di sicurezza raggiunte». E poi «fare politica industriale significa anche ragionare e agire sulla scuola, sulla formazione e sull’orientamento. Preoccuparsi di come ingaggiare i 2 milioni e mezzo di Neet italiani. Gli imprenditori sono chiamati a fare la loro parte con i corsi post diploma professionalizzanti, dagli Ifts agli Its. Serve sicuramente poi un patto con le Università. La recente abolizione dell’esame di Stato per gli ingegneri, sostituito con un tirocinio in azienda, ovviamente coordinato e certificato dall’Ordine degli Ingegneri, è un esempio di come possono collaborare l’Università, gli Ordini professionali e le imprese, al posto delle inutili burocrazie inventate cent’anni fa».

«Largo ai giovani, per il nostro e loro futuro»

Fra le altre considerazioni, «a proposito di Difesa, l’ultima novità è arrivare ad aumentare la spesa militare al 5% del Pil entro il 2035. Questi soldi si dovrebbero recuperare tagliando pesantemente la spesa pubblica e non riducendo ulteriormente risorse per sanità e istruzione. Come mai il costo giornaliero di una degenza al Nord è di 400 euro mentre al Sud supera i 1.200? Ma la spesa pubblica non si tocca, perché significa perdere consenso elettorale».

In conclusione, citando il titolo dell’assemblea (“Oltre il caos. Insieme per il futuro”) «noi immaginiamo il caos come disordine, mentre tutto ciò che ho denunciato è estremamente ordinato e premeditato da chi ha come obiettivo l’azzeramento industriale, e di conseguenza sociale, dell’Europa». Di fronte a ciò, l’esortazione finale è ad «avere l’audacia di fare un passo indietro, a favore dei nostri giovani: un atto di fiducia e di responsabilità, per il nostro e il loro futuro».

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