VISTO&RIVISTO Deformazione genetica vuota e disincantata

minchella jrassic park

di Andrea Minchella

VISTO

JURASSIC WORLD- LA RINASCITA, di Gareth Edwards (Jurassic World Rebirth, Stati Uniti 2025, 133 min.).

Una vera e propria deformazione genetica cinematografica. Jurassic Park che mangia Jurassic Park. Un film epico di più di trent’anni che si muta trasformandosi in un prodotto informe che cita sé stesso ributtando fuori violentemente anche pezzi e citazioni di un cinema che non c’è più ma che resta sempre il faro drammaturgico per la cinematografia contemporanea. Film come questo ennesimo episodio del “franchise” “Jurassic Park”, pensato e creato negli anni ottanta dal gigante della fantascienza Michael Crichton, dimostra un’endemica e surreale mancanza di nuove idee che si poggia su di una sempre più compulsiva ricerca di incassi da parte delle grandi case di produzione. E il pubblico, inerme, acconsente illudendosi di assistere ogni volta a qualcosa di sconvolgente e travolgente. Ma non è sempre è così.

Sembra passata un’eternità quando al cinema arrivò il nuovo film di Steven Spielberg incentrato sul mondo dei dinosauri. Il libro che il regista de “Lo Squalo” e di “E.T.” decise di trasformare in pellicola era il “Jurassic Park” del visionario Michael Crichton che aveva realizzato anni prima, come regista, l’asfissiante “Il Mondo Dei Robot” con un inquietante Yul Brynner alle prese con un parco a tema in cui i robot si ribellavano all’uomo e all’idea di essere un’attrazione a pagamento del parco divertimenti in cui vivevano. Spielberg diede vita ad una delle più grandi rivoluzioni grammaticali nel mondo del cinema. Dopo il sonoro ed il colore, nel 1993 Spielberg regalò al mondo intero la magia immersiva e unica di assistere alla proiezione di una pellicola in cui la presenza di dinosauri nella scena non fosse ingombrante, evidentemente falsa o comunque sproporzionata. Spielberg e la Industrial Light and Magic di George Lucas, grazie alla “computer grafica” diedero vita ad un mondo immaginario ma più reale del reale in cui gli attori dell’epoca potevano restare nella stessa inquadratura di un Velociraptor o di un T-Rex senza che l’intera sequenza perdesse credibilità o impatto visivo. Anzi. La visione di quell’opera magica e potentemente evocativa rivoluzionò definitivamente la percezione del pubblico alle prese con un film di fantascienza. Gli effetti speciali utilizzati in “Jurassic Park” diventarono presto l’essenza principale e basilare per tutti gli autori che volevano dare vita ad un racconto che si staccasse dalla realtà e che fosse legato alla narrazione di eventi o storie completamente frutto dell’immaginazione.

Oggi, a più di trent’anni da quel miracolo tecnologico, l’industria cinematografica è cambiata e il contesto in cui certi film vengono pensati e realizzati si è trasformato anche grazie all’invasione incontrollata di “social” piattaforme per guardare cinema e serie tv, e immagini create dall’Intelligenza Artificiale. L’impressione, guardando pellicole del genere, è che la creatività grezza e incontenibile abbia ceduto il passo ad un’industria sì in crisi ma anche ossessionata dagli incassi rischiando il meno possibile. Si moltiplicano produzioni che prendono un’idea vincente, magari un po’ datata, e la strizzano fino all’osso. Il risultato è spesso deludente perché se da una parte assistiamo comunque ad un’opera visivamente avvincente, dall’altra rimane una storia sempre uguale in cui vengono cambiati alcuni elementi superficiali che diano l’impressione di regalarci una nuova ed avvincente esperienza.

Nel cinquantesimo anno dall’uscita del gigantesco “Lo Squalo”, la corazzata Spielberg non cela un tributo lungo quasi metà racconto alla pellicola che nel 1975 rivoluzionò per sempre il mondo del cinema e del “merchandising” legato ad un film. La barca con a bordo una poco centrata Scarlett Johansson con la sua squadra di scienziati e mercenari alla ricerca di un gigantesco dinosauro in grado di nuotare come un capodoglio qualsiasi, rimanda inevitabilmente alla lotta epica che l’equipaggio della piccola imbarcazione “Orca” ingaggiò con un gigantesco squalo bianco a largo della California.

Dunque, nulla di nuovo e di avvincente in un capitolo che sembra, già dal titolo si può immaginare, darà vita ad una nuova carrellata di pellicole sempre più simili tra loro e privi di novità tecnologiche o sostanziali necessari per inaugurare una nuova e rivoluzionaria stagione cinematografica.

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RIVISTO

GODZILLA, di Gareth Edwards (Stati Uniti 2014, 123 min.).

Dopo il catastrofico tentativo nel 1998 di dare vita ad un mito universale giapponese da parte dell’industria cinematografica statunitense, il bravo Gareth Edwards prende in mano il Godzilla del 1954 e lo rielabora sapientemente con un tiro moderno e innovativo inserendolo in un contesto cinematografico sempre più esigente e attento alla sincerità dell’atto creativo. Inquietante.

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