PARABIAGO – «Ariane disse di cercare il killer tra gli zingari del campo di Magenta». Massimo Ferretti, ex amante della “mantide” Adilma Pereira Carneiro, brasiliana, 49 anni, a processo con lui e altri sei imputati per l’omicidio di Fabio Ravasio, travolto e ucciso da un’auto il 9 agosto 2024 a Parabiago, chiama in causa la figlia della donna.
La ricerca del killer
Lo ha fatto ieri, lunedì 7 luglio, nel corso di un esame lungo e nervoso davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Busto Arsizio presieduta da Giuseppe Fazio. Ariane non è coinvolta in questo procedimento e le parole di Ferretti – che pure ha dichiarato che quella fu l’unica volta in cui Ariane fu presente quando si parlava di organizzare l’omicidio – hanno suscitato la reazione aggressiva della ragazza: «Sei un infame di m…., bugiardo. Mettetegli la macchina della verità», ha gridato la ragazza finendo per essere poi allontanata dall’aula.
Tutti contro tutti
Ferretti, nelle sue dichiarazioni, ha poi smentito anche quanto affermato da Fabio Lavezzo, compagno di Ariane, che nel piano aveva il ruolo di “segnalatore”. Facendo manovra con il suo furgone avrebbe dovuto bloccare la strada e contemporaneamente segnalare il passaggio in bicicletta di Ravasio alla Opel Corsa che poi lo avrebbe travolto e ucciso. Lavezzo ha già reso spontanee dichiarazioni spiegando che seppe del piano solo nel giorno in cui Ravasio fu ucciso e non diede il segnale sperando così di far naufragare il disegno omicida.
Ferretti ieri ha dichiarato che «Alla riunione che si tenne a casa di Adilma il giorno prima dell’omicidio Lavezzo era presente. C’è un messaggio del 12 luglio 2024 nel quale si capisce che anche Lavezzo si adoperò per cercare un killer», l’ex amante della mantide ha però dichiarato di non sapere se Lavezzo abbia dato o meno il segnale. Il punto, in realtà, era già stato indagato dalla procura e, nella ricostruzione dell’accusa, Lavezzo in ogni caso non si sarebbe trovato dove invece ha detto di essere quando ha parlato in aula.
Ferretti ha quindi ribadito quanto già sostenuto dall’inizio fu di Adilma l’indea di uccidere Ravasio: «Diceva che era un pedofilo, un infame, un gay – ha raccontato –. Credevo a tutto perché ero confuso, guardavo solo lei». Ferretti ha anche riferito che Adilma gli parlava spesso di una polizza sulla vita intestata a Ravasio. «Io ero innamorato e facevo tutto quello che mi diceva».
Come in Fast & Furious
Ferretti ha introdotto anche i riti magici di Adilma, le macumbe per far «venire un tumore a Ravasio e i riti di purificazione» restando senza spiegazioni quando gli è stata mostrato una foto inviatagli da Mirko Piazza, coimputato. Si tratta della locandina del film Fast & Furious nella quale Piazza ha assegnato ai protagonisti i nomi di tutte le persone coinvolte nella vicenda. Come se si trattasse di un clan.
Il figlio di Adilma in aula
L’ex amante della mantide è però a sua volta stato smentito dal figlio 13enne di Adilma. Ieri infatti è stato ascoltato in modalità protetta uno dei figli minori della donna. Il bambino ha riferito di aver sentito una conversazione tra Massimo Ferretti, il barista amante di sua madre, e un’altra persona, nel bar che frequentavano. In quell’occasione Ferretti avrebbe parlato apertamente della volontà di trovare qualcuno – «un tossico o un marocchino» – disposto a uccidere. Solo nei giorni successivi il bambino avrebbe capito che la vittima designata era proprio Fabio Ravasio, che lui considerava suo padre. Con questa dichiarazione, il minore ha di fatto smentito la versione fornita a un amico a cui aveva raccontato l’episodio in modo differente. Non è però emerso in aula se abbia mai confidato l’episodio alla madre, né come lei avrebbe reagito.
Il giovane testimone ha anche ripetuto quanto gli avrebbe detto sua madre: che Ferretti era innamorato di lei, che Ravasio era geloso e che tra i due uomini c’era un forte astio. Che tutto sia stato orchestrato da Ferretti perché geloso di Ravasio è stata, in passato, la versione della 49enne.
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