CANNOBIO – “Dolce fratello, giovani orfani affranti, pianto infinito”. Sono le parole che il vescovo di Novara, monsignor Franco Giulio Brambilla, ha scritto in un biglietto domenica sera, meno di 24 ore dopo la scoperta del corpo di don Matteo Balzano, il sacerdote 35enne che si è tolto la vita a Cannobio, sul lago Maggiore, nel suo alloggio annesso all’oratorio di cui si occupava. Parole suscitate dal commovente incontro che il vescovo ha avuto proprio con i giovani dell’oratorio e con le quali oggi, 8 luiglio, ha voluto concludere la sua omelia al funerale del giovane prete, celebrato nella Collegiata di Cannobio.
La chiesa era gremita soprattutto di giovani, quelli di Cannobio e quelli di Castelletto Ticino, dove con Matteo aveva prestato servizio subito dopo la sua ordinazione nel 2017.
I passaggi della vita personale e sacerdotale del giovane sacerdote sono stati ricordati da don Gianmario Lanfranchini, vicario del vescovo per la zona dei laghi. Poi la celebrazione è stata soprattutto un contrappunto di commozione e di emozioni. Don Mauro Caglio, parroco di Cannobio che ha condiviso i 20 mesi di presenza di don Matteo nella cittadina vicina al confine con la Svizzera, ha detto di lui “sei stato un fratello, un figlio attento, un padre severo”. E ha aggiunto, in lacrime: “Ci hai dato tanto ma non era abbastanza per te”.
Poi il vescovo, chiedendosi che cosa possa insegnare un dramma di questo tipo ai sacerdoti e alla chiesa, ha sottolineato come preti e laici debbano imparare “a non nasconderci, ad ascoltarci, ad assumere un linguaggio di comunione per vivere la Pasqua anche soprattutto nei momenti di difficoltà”. “In questa tragedia – ha aggiunto – l’amore, la vicinanza e l’amicizia ci devono indicare la strada: è urgente e fondamentale curare di più l’anima, mentre invece spesso siamo presi da cose vane”
Il vescovo ha poi chiesto ad una delle ragazze dell’oratorio, Alessia Romeo, di parlare all’assemblea a nome di tutti i giovani. La ragazza si è rivolta direttamente a don Matteo: “Sei stato – ha detto – molto di più del nostro don, del nostro confessore, della nostra guida: sei stato un nostro amico e non dimenticheremo mai quanto tempo abbiamo passato a parlare di cose importanti ma anche di cose leggere”. Concludendo, anche il vescovo ha avuto un momento di commozione: “Sono ormai alla fine del mio ministero nella diocesi di Novara; non so se mai questa cicatrice si rimarginerà e se mai il cuore del vescovo potrà smettere di piangere”.
Il feretro di don Matteo è stato portato a spalla fuori dalla chiesa dai suoi compagni di seminario. Nel pomeriggio una seconda celebrazione esequiale a Grignasco, suo paese natale, dove il sacerdote sarà tumulato.
Ettore Colli Vignarelli
