VARESE – Si è avvalso della facoltà di non rispondere Ammanuel Francesco Rezzonico, 25 anni, residente a Lugano, fermato per l’omicidio del padre adottivo Boris Rezzonico, 57 anni, manager luganese di un importante gruppo assicurativo svizzero, accoltellato a morte intorno alle 19.30 di domenica a Luino nell’abitazione di via Vittorio Veneto dove vive la ex moglie.
Troppo scosso per rispondere
Il 25enne, assistito dall’avvocato Eugenio Losco, è comparso alle 16 di oggi, mercoledì 8 luglio, davanti al Gup del tribunale di Varese Marcello Buffa per la convalida del fermo al quale è stato sottoposto nella notte tra domenica e lunedì. Presente nel carcere varesino anche il pubblico ministero Carlo Parodi che coordina le indagini. «Il mio assistito si è avvalso limitandosi a confermare quanto già dichiarato a carabinieri e pubblico ministero al momento del fermo in quanto profondamente scosso dall’accaduto e non in grado in questo momento di sostenere un interrogatorio», spiega il difensore.
La coltellata al cuore
Il giovane ha ammesso di aver aggredito il padre (l’aggressione è del resto avvenuta sotto gli occhi della madre e del fratello) fornendo quale giustificazione un turbamento sentimentale legato ad una ragazza con il quale il padre non aveva, però, nulla a che fare. Il fendente fatale, da un primo esame un soltanto dritto al cuore, sarebbe arrivato con un coltello da cucina al culmine di una lite famigliare.
Il disagio e la consulenza psichiatrica
«Non ci sono mai stati contrasti a livello famigliare – precisa l’avvocato Losco – Tra il mio assistito c’erano dei normali rapporti, non c’erano tensioni». Nè risultano pregressi episodi di violenza. «Ciò che Rezzonico ha detto è indice di un profondo disagio– conclude Losco – Un disagio a livello psicologico credo meritevole di essere approfondito. Valuteremo, insieme al Pm, la possibilità di una consulenza psichiatrica».
