BUSTO ARSIZIO – Un concerto in carcere: la cultura si fa inclusione. C’erano una quarantina di detenuti tra il pubblico della performance di Duomania, ieri pomeriggio, 18 luglio, all’interno della Casa circondariale di via per Cassano. Il primo dei due concerti organizzati nell’ambito di BA Cultura per l’Estate, d’intesa con la direzione del carcere, con l’obiettivo di creare un ponte ideale tra quelle che l’assessore alla cultura Manuela Maffioli definisce «due comunità della città: chi vive fuori e chi vive dentro il carcere, che è parte della nostra Busto Arsizio».
Il concerto
Sul palco per un’ora abbondante la band Duomania, che ha eseguito pezzi molto noti italiani e stranieri – tra i più gettonati e richiesti quelli di Vasco. Ad assistere al concerto, una quarantina di detenuti, quelli che stanno seguendo il “programma intensivo” (studiano e lavorano) e sono a fine pena, oltre a 17 persone arrivate dall’esterno (bastava prenotarsi con largo anticipo). Tra cui l’assessore alla cultura Manuela Maffioli e l’assessore al bilancio Alessandro Albani. «Un esperimento riuscito» “sentenzia” Maffioli, che ha preso a cuore l’impegno di «portare nuove e maggiori occasioni di cultura, bellezza, riflessione e crescita» in tutti gli angoli della città, compreso il penitenziario di via per Cassano.
Cultura in carcere
«A memoria è il primo concerto realizzato, quantomeno con queste modalità e in collaborazione, anzi su input dell’amministrazione comunale e c’è stata grande soddisfazione da parte di tutti – rivela l’assessore alla cultura – per quello di settembre (il giorno 12, a cura di Concertare) incrementeremo la comunicazione, perché molte richieste non hanno potuto essere accolte perché arrivate oltre gli 8 giorni di anticipo richiesti». L’iniziativa rientra nel filone di collaborazione con la Casa Circondariale, inaugurato quest’anno con BA Book, per la presentazione del libro su Rocco Chinnici, scritto dal nipote, e con M(a)y Fiber, dove per le visite alle opere di fiber art sono stati scelti alcuni detenuti come ciceroni.
Il “ponte”
«Lo scopo – rimarca Manuela Maffioli – è favorire, sotto l’egida della cultura, l’incontro tra le due comunità della città: chi vive fuori e chi vive dentro il carcere, che è parte della nostra città. Incontrarsi per cambiare gli sguardi, le prospettive, gli approcci. Occasioni di educazione e cultura, che nulla hanno a che fare sui debiti con la giustizia, ma moltissimo con la funzione anche rieducativa della pena, prevista dal nostro ordinamento». E l’assessore Alessandro Albani aggiunge: «Un concerto in carcere non è solo musica: è un’opportunità di crescita personale e reinserimento sociale per chi sta scontando una pena. La cultura, come lo sport e le attività creative, aiuta a sviluppare competenze, ridurre lo stress e contrastare gli effetti negativi della detenzione, favorendo un ritorno più consapevole alla vita in società».
A Busto la cultura entra in carcere: due concerti aperti anche al pubblico esterno

