CARDANO AL CAMPO – Dodici anni fa moriva Laura Prati, dopo venti giorni di agonia all’ospedale di Circolo di Varese. Ieri sera, dodici anni dopo, Cardano al Campo è tornata a ricordarla esattamente come quel triste 22 luglio del 2013.
Ritrovo spontaneo
Allora fu un ritrovo spontaneo, alimentato da un tam tam di messaggi sul telefonino. Oggi è un appuntamento promosso dall’associazione che porta il suo nome e che in suo nome organizza eventi culturali e di promozione della legalità: «Sono trascorsi dodici anni dalla scomparsa di Laura Prati, ma il suo esempio continua a camminare con noi».
Il punto di incontro era sulla scalinata del municipio, a lei nel frattempo intitolato. La lettura di una poesia, il canto all’unisono di “Bella ciao” e la deposizione di un fiore davanti al monumento ai caduti hanno accompagnato questo momento di raccoglimento che Cardano regala alla sua sindaca, uccisa a 49 anni durante lo svolgimento delle sue funzioni istituzionali dai colpi d’arma da fuoco dell’ex vigile Giuseppe Pegoraro, condannato alla pena dell’ergastolo.
Sulla scalinata
Erano presenti, tra gli altri, il sindaco di Cardano al Campo Lorenzo Aspesi, i colleghi di Somma Stefano Bellaria e di Samarate Alessandro Ferrazzi, il consigliere regionale Samuele Astuti. Ma soprattutto, tanta gente comune. «Ogni anno, non lo nascondo, c’è il timore di vedere la scalinata del Comune un po’ più vuota. Ogni anno a partire dalle 21 però al timore comincia a sostituirsi l’emozione nel vedervi arrivare poco alla volta e riempire quelle scale», ha detto il figlio di Laura Prati, Massimo Poliseno, a margine dell’evento. «Mentre cala il sole partono le note di alcune canzoni a mia mamma più care, si susseguono gli interventi emozionati ed emozionanti di amici e compagni di battaglie politiche e si accendono le luci di quello che è stato il suo ufficio, il luogo dove ha letteralmente dato la vita per ciò in cui credeva: la Politica intesa come mettersi a disposizione per perseguire il bene comune. La intendo anche io così la Politica perché l’ho imparato da lei, ma per me è anche qualcosa di ulteriore. È un testimone da raccogliere, facendo in modo che i suoi valori proseguano la corsa. Non è facile correre tenendo in mano un testimone così pesante, così come non è facile tenere in vita il suo ricordo e creare memoria facendola conoscere anche a chi non c’era. Facciamo del nostro meglio ed emozioni come quelle che ogni 22 luglio proviamo ci danno ancora più forza per proseguire su questa strada».
