CARDANO AL CAMPO – Undici anni fa moriva Laura Prati, dopo venti giorni di agonia all’ospedale di Circolo di Varese. Undici anni dopo i suoi concittadini sono tornati ieri sera a ricordarla esattamente come il triste 22 luglio del 2013. Quel giorno fu una manifestazione silenziosa e spontanea: alla notizia della morte della sindaca (uccisa all’età di 49 anni durante lo svolgimento delle sue funzioni istituzionali dai colpi d’arma da fuoco dell’ex vigile Giuseppe Pegoraro, condannato alla pena dell’ergastolo) le donne di Cardano scesero in piazza, accendendo un lumino sulla scalinata del municipio, pregando e intonando canzoni partigiane. Non ci fu nulla di organizzato, fu un momento di commozione sincera e sentita, spinto dal desiderio di dimostrare che insieme si può rispondere alla violenza.
Luce accesa
Oggi è un appuntamento promosso dall’associazione che porta il suo nome e che in suo nome organizza eventi culturali e di promozione della legalità. Anche stavolta, però, da organizzare c’era ben poco. Perché ritrovarsi a leggere un libro, intonare un canto e alzare gli occhi al cielo per un dolce saluto, il 22 luglio a Cardano sono diventati dei gesti spontanei che uniscono attorno alla famiglia dell’ex sindaca amici, amministratori, conoscenti, ma anche tanta gente comune. «Stare vicino a lei per stare insieme noi: credo sia questo il messaggio più bello che ci lascia questa giornata», ama ripetere ogni volta la senatrice Erica D’Adda, presidente dell’associazione Laura Prati, presente ieri sera a Cardano a fianco del nuovo sindaco Lorenzo Aspesi che ha voluto illuminare illuminare la finestra dell’ufficio dove lei lavorava.
Ostinarsi a non dimenticare
Il figlio Massimo Poliseno ha invece affidato ai social la sua emozione nel vedere la scalinata di piazza Mazzini ancora una volta piena:
I lumini, la sua foto, tanti amici, la musica e quest’anno anche la luce simbolicamente accesa in quello che fu il suo ufficio, nel luogo in cui serviva la sua città e nel quale, per aver fatto fino in fondo e con coraggio il suo dovere, ha subito un agguato omicida.Grazie a chi ieri sera fisicamente o anche solo con il pensiero è stato con noi in quello che è un momento di raccoglimento, accanto a quello ufficiale del 2 luglio, a cui noi familiari teniamo molto.
Ci teniamo perché quella sera del 2013 ci ha emozionato, e non poco, vedere dall’alto di quel portico, da cui Gianni ieri sera ha suonato e cantato per noi, un fiume di persone riempire la piazza, spinte dall’incredulità e dal desiderio di stare insieme per condividere il dolore che anche loro, come noi, stavano provando.
La condivisione, la partecipazione, lo stare insieme facendo comunità sono valori in cui mia mamma ha sempre creduto e che ha sempre incentivato. È il caso di dire che è riuscita a farlo fino alla fine, anche quel 22 luglio di 11 anni fa. Anzi, dopo ieri sera, mi viene da dire che ci riesce tuttora.
Nonostante il tempo passi, ci dà forza e ci emoziona vedervi ogni anno qui. E tanti sono anche coloro che, dispiaciuti per non poterci essere fisicamente, ci hanno scritto comunque messaggi di vicinanza per farci sapere che il loro pensiero sarebbe stato su quella scalinata con noi.
Grazie, quindi, per la vicinanza che ci esprimete e per ostinarvi a non dimenticare.
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