La giunta Ielo: «Ecco perché abbiamo “sfrattato” la scuola materna di Rescalda»

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RESCALDINA – Rifiuto della convenzione proposta dall’amministrazione comunale e nessuna controproposta avanzata. La giunta comunale di Rescaldina riassume così le ragioni che hanno portato alla chiusura della scuola materna nella frazione di Rescalda (nella foto) «alla luce delle diverse voci in merito alla nostra posizione». Per rispondere a tali voci, Ielo & C. hanno scelto di pubblicare un articolo sul numero di questo mese del periodico comunale, dal titolo “Facciamo chiarezza”.

«Venute meno le ragioni per il canone di favore»

«Fino a qualche anno fa – ricorda l’amministrazione di Vivere Rescaldina – la scuola materna aveva una convenzione con il Comune che permetteva da decenni di pagare un affitto ridotto a 1.000 curo annui. Ciò trovava giustificazione nella motivazione oggettiva del concetto di sussidiarietà della scuola privata paritaria. Tradotto in soldoni: se in quegli anni la scuola materna di Rescalda avesse chiuso, la scuola pubblica non sarebbe stata in grado di assorbire tutti gli utenti e quindi si riconosceva alla stessa una condizione particolarmente favorevole. Da qualche anno, tuttavia, ciò non corrisponde più alla realtà: in questo momento la scuola pubblica sarebbe in grado di accogliere tutti e quindi cade il principio di sussidiarietà con cui si potevano giustificare i 1.000 euro».

A modificare ulteriormente la situazione si sono poi aggiunti due fatti. «Nel 2018 l’Agenzia delle Entrate ha stimato per l’immobile di via Asilo sede della scuola materna (e per il quale nel mese scorso la giunta ha dato notizia del finanziamento di 864.000 euro ottenuto tramite il Pnrr per la ristrutturazione e l’ampliamento, nda) un valore di 618.000 euro, che gli uffici tecnici del nostro ente hanno tradotto in una richiesta di locazione di 17.500 euro annui, a cui vanno aggiunte le spese relative alle utenze e gli oneri di manutenzione a carico del locatario. Inoltre fino alla scadenza dell’ultima convezione, il Comune riconosceva un contributo alla scuola materna di Rescalda per il Piano di diritto allo studio (oggi Piano triennale dell’offerta formativa) di 60,50 euro per ogni bambino rescaldinese iscritto, come avviene nella scuola pubblica. In virtù di questo riconoscimento, la scuola ha beneficiato negli anni di oltre 60.000 euro annui di contributi pubblici, oltre a quelli comunali».

«Contratto mai regolarizzato»

Prendendo atto e del valore stimato da Agenzia delle Entrate, l’amministrazione comunale ribadisce di aver «sempre sostenuto l’importanza della libertà educativa e di un’offerta diversificata e la presenza della scuola materna di Rescalda, che ha sempre avuto un ruolo prezioso nel tessuto sociale rescaldinese. Per questo abbiamo chiesto una valutazione tecnica che tenesse conto di questa volontà e l’importo minimo giustificabile sotto ogni aspetto tecnico, politico e contabile è stato individuato già da qualche anno in 15.000 euro annui omnicomprensivi». Per contro, sempre a detta della giunta, «l’Associazione Scuola Materna ha sempre respinto l’idea di una convenzione con il pagamento di 15.000 euro annui, ritenuto economicamente non sostenibile. Tuttavia non ha mai avanzato controproposte (se non quella di mantenere i 1.000 euro annui) né dimostrato conti alla mano questa tesi secondo cui non sarebbe una spesa sostenibile, tenuto anche conto del fatto che la retta pagata a Rescalda è inferiore alla retta media di strutture analoghe del territorio.

«La scuola materna, inoltre, sostiene di aver diritto a rimanere nei locali comunali in virtù di un vecchio contratto di locazione registrato nel 2006 e “riesumato” nel 2024, che a loro dire si sarebbe rinnovato automaticamente e tacitamente ogni sei anni. Lasciando le questioni di diritto agli esperti in materia di locazione, pensiamo che risulti evidente, considerando anche che il tacito rinnovo nella pubblica amministrazione non si applica da quasi trent’anni, che si tratta di un’interpretazione arbitraria e in ogni caso contraria alle indicazioni fornite in più sedi nell’arco degli ultimi cinque anni in merito alla necessità di adeguarsi alla normativa vigente e al canone richiesto».

«Respinte tutte le nostre proposte»

Consapevole delle difficoltà finanziarie che tutti, associazioni e cittadini, stanno attraversando in questi anni, l’amministrazione comunale ha avanzato ulteriori concessioni oltre a quella già riconosciuta in passato del Piano diritto allo studio, che vale circa 3.000 euro. «Abbiamo infatti proposto anche il riconoscimento di altri 3.000 curo attraverso la valorizzazione del volontariato e l’inserimento a carico dell’amministrazione di tutta l’assistenza educativa scolastica per i bimbi con disabilità oltre, ancora, alla possibilità di effettuare interventi di migliorie e lavori di manutenzione in capo all’ente comunale, chiedendo poi il rimborso con modalità da definire. La scuola materna, per tramite del proprio legale, ha però dato riscontro negativo, dichiarando la non percorribilità della proposta».

A questo punto, «dopo cinque anni di tentativi di conciliazione, di fronte all’ennesimo rifiuto di sottoscrivere una convenzione, che manca da ormai tre anni, l’amministrazione si trova ora costretta a chiedere la liberazione dei locali e, in mancanza di essa, a segnalare la mancanza dei presupposti di legge per conservare il titolo di paritarietà. La conseguenza, che ci appare inspiegabile, è che per non pagare 15.000 euro di affitto annui la scuola materna, senza il riconoscimento di paritarietà, si troverà a perdere oltre 60.000 euro di contributi statali. Forse qualcosa ci sfugge e ci sono altre valutazioni in corso da parte della scuola stessa, ma certo è che il Comune, per quanto riconoscente alla scuola materna per quanto fatto in oltre un secolo di vita sul territorio, non può più chiudere gli occhi di fronte ad una situazione palesemente irregolare e non coerente con la buona gestione della cosa pubblica».

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