Risse nelle città: la nuova generazione etilica

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Non passa giorno senza che la cronaca, anche in pieno agosto, non debba prendere atto di risse, violenze, aggressioni con protagonisti gruppi (bande) di giovani. Molti stranieri, molti altri italiani che, accapigliandosi (ma è un eufemismo) finiscono per accoltellarsi, ferirsi e portare all’estremo la loro violenza. Succede con frequenza impressionante e irrisolvibile da alcuni anni, senza che gli interventi delle forze dell’ordine e i provvedimenti delle autorità civiche abbiano gli effetti desiderati: gli scontri e gli eccessi si ripetono come non ci fosse un domani.

Le aree adiacenti le stazioni ferroviarie sono le più esposte alla delinquenza urbana. Ne sa qualcosa Gallarate al centro di episodi che, in queste ultime settimane, hanno provocato forte preoccupazione , tafferugli sfociati in ferimenti che soltanto per fortuna non hanno avuto esiti ben più gravi. E ne sa qualcosa Busto Arsizio, tutt’altro che immune dallo stesso fenomeno; sufficiente una ricerca online per verificare ciò che è spesso accaduto a questo proposito. Non possiamo dimenticare le altre città del territorio, a cominciare da Varese per scendere a Saronno e a Legnano, colpite, meglio, vittime delle stesse circostanze.

Giovani, ma non solo, definiti con il termine nuovo di “maranza”. Il vocabolario semplifica  e minimizza descrivendoli come “gruppi chiassosi”. Nella realtà, maranza indica giovani che ostentano comportamenti rozzi, volgari, maleducati, appunto violenti. I sindaci hanno emesso diverse ordinanze per limitare la loro presenza o, comunque, le loro azioni funeste. Punto di forza: il divieto della vendita di bevande alcoliche dopo un certo orario serale, nei momenti clou della cosiddetta movida. Tutto inutile, a quanto pare: c’è sempre il modo per aggirare la norma.

Questi provvedimenti pongono però l’accento sulla variabile dominante del problema: l’alcol. Lo affermano i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, dei pronto soccorso e di coloro che si occupano dal punto di vista sociologico e epidemiologico di queste questioni: nella stragrande maggioranza dei casi il consumo di bevande alcoliche è la vera causa degli eccessi di violenza tra i giovani. Poi, è vero, entrano in campo la droga, i social, i cattivi esempi di una società che non risparmia nulla a nessuno, i disvalori, le famiglia, la scuola, la mancanza di un’educazione finalmente efficace e tutto quanto ne consegue, ma il primo motivo scatenante la violenza sembra essere proprio l’alcol.

Non è una grande novità, ma forse non se ne parla a sufficienza, non se ne fa oggetto di campagne di dissuasione come per il fumo o il gioco d’azzardo, non è un tema che si promuove a livello nazionale. Così sono le amministrazioni civiche a doversi occupare del problema con ordinanze che spesso, quasi sempre, lasciano il tempo che trovano anche per la difficoltà di organizzare controlli efficaci, preventivi e repressivi. Polizia e carabinieri fanno il possibile per arginare, per i loro compiti d’istituto, il fenomeno, ma i loro interventi, impossibilitati numericamente a presidiare tutti i punti sensibili di una città, arrivano a cose fatte. Accertano, denunciano, reprimono e informano l’autorità giudiziaria. Qui si apre un altro capitolo della questione, con la sottolineatura che i protagonisti delle risse sono spesso minorenni, che si fanno forza con il gruppo, le cosiddette baby gang. Ragazzini allo sbando, che l’uso smodato di alcol incoraggia a discapito dei freni inibitori, formando così una vera e propria generazione etilica. E questo è ancora più preoccupante.

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