Parlare di Pippo Baudo? Ne stanno parlando tutti, con l’affetto che si deve a una persona, un artista che, più di altri, fa parte della memoria collettiva di noi italiani. Di tutti noi che, non più giovani, siamo cresciuti con la televisione prima che venisse soppiantata dai social e da quanto è venuto avanti, e sta ancora avanzando, nell’attuale epoca ipertecnologica, bulimica dal punto di vista dell’informazione e, anche per questo, disumanizzante.
Su Facebook c’è qualcuno che ci ricorda il punto di svolta a cui siamo arrivati con la scomparsa di Baudo. Sintesi inequivocabile del post: “E con oggi la nostra infanzia televisiva è definitivamente finita”. Seguono le foto e l’anno dell’ “uscita di scena” di personaggi televisivi riconosciuti e amati dal pubblico : Corrado, 1999; Mike Bongiono, 2009; Raimondo Vianello, 2010; Pippo Baudo, 2025. Ne mancano altri che hanno segnato un ampio periodo del piccolo schermo. Ad esempio, Enzo Tortora, per rammentarne uno dei più noti e meritevoli non solo dal punto di vista professionale, protagonisti di una televisione che ai suoi esordi ha accompagnato, meglio, ha contribuito in modo pervasivo a cambiare la società, spesso aiutandola a crescere e, in modo intelligente, a distrarsi e divertirsi.
Poi, giorno dopo giorno, trasmissione dopo trasmissione, qualcosa è accaduto, e la televisione ha perduto il suo magico e costruttivo appeal. Segno dei tempi, segno che la signorilità, la straordinaria verve creativa delle sue figure principali, la loro simpatia, la loro etica hanno lasciato il posto ad altri e ad altro. Pleonastico soffermarsi su questo aspetto. Lo stesso Pippo Baudo in una recente intervista ha avuto modo di sottolineare, lui che, secondo Aldo Grasso, era uno “che avanzava stando fermo”, come certi format siano oggi diseducativi, ripetitivi, inutili. L’autorevole testimonianza di come sia vero che la televisione, dopo averci portato “il mondo dentro casa”, ce lo abbia deformato attraverso le sue sfere di influenza e di manipolazione sociali.
Dite pure che siamo nostalgici, come di solito lo sono i più anziani, ma certi momenti davanti alla tv sono stati memorabili. Non solo perché raccontavano per la prima volta “in diretta” eventi passati alla storia dell’umanità: Tito Stagno e Ruggero Orlando a commentare lo sbarco sulla luna, possiamo dimenticarceli? E il maestro Manzi, Angelo Lombardi, Padre Mariano che, per primi, hanno diffuso i loro straordinari messaggi di cultura e sapienza di vita a tutto il Paese? E quei telefilm che spesso fluttuano nella memoria per riportarci, appunto, all’infanzia, Rin Tin Tin, Zorro, Penna di Falco? I Promessi Sposi di Sandro Bolchi, il Mulino del Po, Andromeda, il Tenente Sheridan e via con sceneggiati e serie che hanno “fatto la televisione”. Per non dire infine dei telequiz, sublimati con inarrivabile ironia da Renzo Arbore, un altro maestro dei maestri, con Indietro Tutta, ricordate? Fenomeno di costume di massa, i telequiz, che fu analizzato da Umberto Eco nel saggio “Fenomenologia di Mike Bongiorno”, già nel 1961. Un intellettuale, Eco, che aveva capito tutto fin da subito.
Sarà vero, come sottolinea in musica proprio Arbore, che la “vita è tutta un quiz”, ma con punti fermi e irripetibili a sostegno. Pippo Baudo è stato e rimane uno di questi riferimenti. Ha trascorso la sua vita professionale accanto alle nostre. Meglio, ribaltando il concetto, siamo noi che abbiamo vissuto con lui accanto. E ci ha confortato con il suo talento. Come quella televisione di una volta che, grazie ai personaggi che la popolavano, ha offerto impulsi emotvi e motivazioni vere a tutti noi. Prima che certe bufere contemporanee ne stravolgessero la sostanza, trasformando la realtà in una realtà virtuale, illusoria e commerciale.
E’ morto Pippo Baudo: ha scritto un pezzo di storia della TV e di Sanremo
