MILANO – Il Tribunale di Milano ha stabilito che Alessia Pifferi era pienamente capace di intendere e volere nel momento in cui ha lasciato morire la figlia Diana, di quasi un anno e mezzo. La donna era stata già condannata all’ergastolo in primo grado per omicidio volontario aggravato, avendo abbandonato la bambina per sei giorni nel luglio 2022. Una perizia psichiatrica nel primo processo aveva già accertato la sua lucidità, e anche una nuova valutazione, richiesta dalla difesa in appello, ha confermato questa conclusione.
La vicenda di Alessia e Diana Pifferi
La storia inizia nel luglio del 2022. La piccola Diana, di soli diciotto mesi, è stata trovata senza vita nell’appartamento milanese in cui viveva con la madre. Alessia Pifferi, quarantenne, aveva lasciato la bambina da sola per quasi una settimana, dal 14 al 20 luglio, per raggiungere il compagno in provincia di Bergamo. Al suo ritorno, ha trovato la figlia morta, probabilmente a causa della disidratazione e degli stenti. Il dramma ha scatenato un’ondata di sdegno e ha portato all’arresto immediato della donna, con l’accusa di omicidio volontario.
Capace di intendere
Durante le indagini preliminari e il successivo processo di primo grado, sono emersi dettagli agghiaccianti. Pifferi ha dichiarato di aver lasciato solo la bambina per diversi giorni anche in altre occasioni. La difesa, guidata dall’avvocato Alessia Pontenani, ha cercato di dimostrare l’incapacità mentale della sua assistita, sostenendo che un’infanzia difficile e un presunto ritardo cognitivo avrebbero potuto influire sulle sue azioni. Tuttavia, la perizia psichiatrica disposta dal tribunale ha concluso che la donna era lucida al momento dei fatti. La Corte d’Assise ha quindi emesso una sentenza di ergastolo per omicidio volontario aggravato dai futili motivi e dal rapporto di parentela.
Dopo la condanna, la difesa ha presentato ricorso in appello, chiedendo una nuova perizia psichiatrica. Anche il secondo accertamento, affidato a tre esperti, ha confermato la capacità di intendere e volere di Alessia Pifferi. Attualmente il processo di appello è in corso a Milano.
