VARESE – Ioannis Kastritis ha definitivamente conquistato Varese. Dirigenti, tifosi, addetti ai lavori e, naturalmente, tifosi. Tutti pendono dalle labbra dell’allenatore greco. Una questione di risultati? Certo, la salvezza dell’anno scorso. Ma non solo. A celebrarlo è stata ieri la società, pubblicando un bellissimo Kastritis-day che vogliamo riproporre.
Con quattro parole, sarebbe meglio dire i quattro concetti, espressi ripetutamente da coach K (copyright del collega Fabio Gandini): grinta, lavoro, identità, cultura. Quello che ha voluto trasmettere ai tifosi sabato scorso al Campus nel breve discorso post allenamento. Impressiona la fisicità e la partecipazione di Kastritis nelle sessioni di allenamento, quasi un “giocatore aggiunto” insieme ai suoi ragazzi. E la capacità di attirare consensi senza voler fare l’amicone a tutti i costi. Gentilissimo ma non compagnone; duro, ma non sergente di ferro; sereno, ma mai saccente. Insomma oltre tutte le etichette.
Sorrisi e palloni, Kastritis è già carico. “Il derby Varese-Cantù? Come Aris-Paok”
Kastritis al centro del villaggio
Già, la dirigenza. A fine anno il presidente Toto Bulgheroni, uno che la sa lunghissima, si era lanciato in un paragone molto impegnativo (“Kastritis mi ricorda Nikolic”), vaticinando che coach K sarebbe stato il miglior acquisto dell’anno. Luis Scola probabilmente rivede nell’allenatore greco una versione rivista, corretta e più moderna di Dusko Ivanovic, che l’aveva plasmato al Baskonia. I due general manager Zach Sogolow e Maksim Horowitz stanno costruendo step by step la nuova squadra insieme a Kastritis. E poi le attestazioni di stima da parte dei giocatori: Librizzi, Alviti e Assui hanno più volte dichiarato di essere rimasti a Varese (anche, forse soprattutto) per la permanenza del coach. Bellissime anche le parole da parte di chi ha salutato la Openjobmetis. E i tifosi sognano già un derby Varese-Cantù in salsa Aris-Paok. Insomma Ioannis Kastritis ha conquistato tutti ed è al centro del villaggio Varese. Senza gelosie, con il massimo della condivisione. Un’apertura di credito nei confronti di un allenatore che a Masnago non si vedeva da anni. Splendide sensazioni che, naturalmente, dovranno ora essere corroborate dai risultati del campo. L’unico giudice che non mente mai.
